Isabella Bordogna, Macchina del Tempo, settembre 2002 (n.9), 27 gennaio 2004
Fare un film è un procedimento complesso.Tutto parte dal soggetto: poche pagine con l’indicazione della trama, dei luoghi, dei tempi e dei personaggi
Fare un film è un procedimento complesso.Tutto parte dal soggetto: poche pagine con l’indicazione della trama, dei luoghi, dei tempi e dei personaggi. La fase successiva è la scaletta, che delinea la struttura del film, fornisce indicazioni generali sulla suddivisione dei blocchi narrativi, elenca in sintesi l’ordine delle scene più importanti. Segue poi il trattamento, che fornisce indicazioni più dettagliate sull’azione dei personaggi, l’ordine e la durata delle sequenze, i riferimenti tra visivo e sonoro, il riassunto dei dialoghi. Da questo materiale si passa alla sceneggiatura, che è la vera trama del film e contiene tutte le indicazioni necessarie alle riprese: le azioni dei protagonisti, la descrizione degli ambienti, i dialoghi e gli interventi della musica. Il momento conclusivo della progettazione del film è la sceneggiatura tecnica o dècoupage che scompone gli episodi narrativi in inquadrature diverse, numerate in ordine di successione, preparando il lavoro di ripresa e anticipando la scansione per il montaggio. Lo storyboard invece è una rappresentazione visiva del film prima delle riprese: un insieme di disegni, simili a un fumetto, che raffigurano ogni inquadratura in ordine cronologico. E così arriva il momento delle riprese, seguite dal montaggio, che seleziona le migliori scene girate e le assembla. Per montare il film si usa una macchina chiamata moviola, che consente di analizzare tutto il materiale filmato e di leggere separatamente il suono e l’immagine. La fase successiva consiste nell’unire il sonoro all’immagine: i dialoghi mal riusciti vengono rifatti con il doppiaggio.