Luigi Viazzo, Macchina del Tempo, settembre 2002 (n.9), 27 gennaio 2004
«Quando c’è una bella notte stellata, il signor Palomar dice: - ”Devo andare a guardare le stelle”
«Quando c’è una bella notte stellata, il signor Palomar dice: - ”Devo andare a guardare le stelle”. Dice proprio: ”Devo”, perché odia gli sprechi e pensa che non sia giusto sprecare tutta quella quantità di stelle che gli viene messa a disposizione...». Così lo scrittore Italo Calvino, nel romanzo ”Palomar”, ha descritto il fascino di ammirare il cielo notturno. Uno stupore che aumenta in modo esponenziale se guardiamo i corpi celesti con gli strumenti adatti. L’acquisto del primo telescopio è però un momento delicato: una scelta errata rischia di far naufragare la passione per le stelle. Non esiste il telescopio perfetto - non necessariamente il più caro è il migliore - ma solo lo strumento più adatto a seconda degli oggetti che si vogliono osservare: vi sono telescopi a lenti (rifrattori) da preferire per l’osservazione di oggetti molto luminosi quali la Luna e i pianeti; ed altri a specchi (riflettori) che risultano migliori per scorgere oggetti dalla luce debole, quali ammassi stellari, nebulose e galassie. Il funzionamento dei tue telescopi può essere descritto così: la lente dei rifrattori permette di ottenere immagini più contrastate, ideali per l’osservazione di astri luminosi; lo specchio dei riflettori permette di raccogliere più luce ed è più adatto per distinguere oggetti più deboli. Se si vuole utilizzare un telescopio, infatti, occorre almeno un’infarinatura di geografia astronomica: prima di spendere centinaia (o migliaia) di euro per un telescopio, meglio investire una cinquantina di euro per un buon atlante del cielo e un manuale di astronomia. L’astronomo principiante deve almeno saper riconoscere le costellazioni formate dalle stelle più brillanti (come Sirio, Arturo, Vega, Aldebaran) e distinguere i cinque pianeti visibili a occhio nudo: Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno. In questo articolo ci concentreremo su rifrattori e riflettori - ideali per chi è agli esordi - anche se in commercio vi sono altri modelli e configurazioni ottiche. Il primo passo è, come sempre, documentarsi: acquistare qualche rivista del settore, fare un giro da rivenditori specializzati, consultare cataloghi, facendo attenzione – vedremo perché – soprattutto alle dimensioni e al peso. Si può anche risparmiare acquistando strumenti usati: in questo caso, però, bisogna prestare la massima attenzione alla qualità delle ottiche. Importante testarle al buio su un oggetto celeste, magari in compagnia di un esperto: girando la manopola di messa a fuoco in una direzione e poi in quella opposta rispetto alla messa a fuoco ottimale, l’aspetto della stella dovrebbe risultare identico (con la stessa forma e distribuzione della luce, anche se con dimensioni leggermente diverse) in ambo le posizioni. Su Internet si può acquistare un telescopio all’estero: l’importante è avere una data di consegna (si rischia di aspettare un anno) e mettere in conto difficoltà di assistenza in caso di guasti. Per quanto riguarda i rifrattori, il tipico telescopio di esordio ha un’apertura, ossia un diametro fra i 60 e gli 80 mm. La configurazione del rifrattore ricorda il classico telescopio costruito per primo nel 1608 dall’ottico olandese Hans Lippershey e perfezionato da Galileo Galilei. La luce passa attraverso un sistema di una o più lenti che, sfruttando il fenomeno della rifrazione - da qui il nome del telescopio - creano un’immagine dell’oggetto celeste nel fuoco dell’obiettivo, dove può essere ingrandita dall’oculare, una lente che raccoglie la luce e fornisce l’immagine di ciò che si osserva. Esistono vari modelli di oculare in commercio. Un dato fondamentale è la lunghezza focale espressa in millimetri. Al primo acquisto è consigliabile dotarsi di un 25 mm, un 15 mm e un 9 mm, per visualizzare oggetti più o meno estesi. Una maggiore lunghezza focale ingrandisce poco ma dà maggior campo. Fenomeno inverso si verifica man mano che la lunghezza decresce. RIFLETTORI, FIGLI DI NEWTON In sostanza con grandi focali si potrà osservare l’intera superficie lunare, mentre con aperture minime si potrà ingrandire molto un singolo particolare, ad esempio un cratere. Il costo di un rifrattore, che consente di ottenere buone prestazioni, parte all’incirca dai 250 euro (per i 60 mm) e dai 350 euro (per gli 80 mm). Questo telescopio ha il vantaggio di essere robusto e richiede scarsa manutenzione perché i tubi sigillati tengono lontana la polvere. Lo svantaggio è che oggetti di luce debole, come galassie e nebulose appariranno molto fioche, a differenza dei pianeti che risulteranno luminosi e ben contrastati. Nel telescopio riflettore, detto newtoniano - poiché fu Isacco Newton nel 1671 a ideare questo tipo di strumento - l’obiettivo è rappresentato da uno specchio concavo. La luce riflessa dallo specchio viene deviata da un altro specchio (secondario), inclinato di 45° verso l’oculare. L’apertura va dai 100 ai 150 mm. I costi partono dai 350 euro (per i 114 mm) e dai 700 euro (per i 150 mm). Il vantaggio di questo telescopio è che ha una montatura bassa e stabile, pur mantenendo l’oculare ad un’altezza comoda. Lo svantaggio è che richiede maggior cura: il tubo ottico è aperto e quindi esposto alla polvere. E gli specchi necessitano di periodiche regolazioni. GLI ACCESSORI Quando si è acquistato un telescopio, si deve imparare ad usarlo, dal balcone di casa o lontano, in una zona buia. Per questo è fondamentale la spostabilità dello strumento: un telescopio ingombrante rischia di essere usato poco. Le nostre città, infatti, sono ormai invase dalle luci artificiali che occultano gli oggetti celesti. Basti dire che in Repubblica Ceca è entrata in vigore una legge che punisce l’inquinamento luminoso con multe da 15 a 4.400 euro. Accessori tutt’altro che secondari sono la montatura - la parte meccanica che sostiene le ottiche e permette di puntare e inseguire le stelle - e il cavalletto. Se di bassa qualità, questi supporti rendono inutilizzabile il telescopio: ogni minimo tremolio verrebbe amplificato, dando l’impressione di trovarsi in un terremoto. La stabilità dell’immagine diventa vitale se si decide di dedicarsi all’astrofotografia, che necessita, per gli oggetti più deboli, di tempi di esposizione piuttosto lunghi: si può arrivare alla mezz’ora - e anche oltre - per gli oggetti quali galassie e nebulose. Le montature possono essere altazimutali o equatoriali: le prime consentono di effettuare spostamenti in orizzontale (da 0° a 360°) e in verticale da 0° a +90°; nelle seconde, uno degli assi principali, detto polare, è posto parallelamente all’asse di rotazione della Terra in modo da poter inseguire un oggetto nel suo moto da Est verso Ovest, ruotando semplicemente lo strumento attorno a questo asse. Basta solo un minuto per portare un oggetto celeste fuori dal campo inquadrato. MOTORINI E COMPUTER Da non scartare l’opzione di dotare il cavalletto di un motorino che compensi la rotazione terrestre seguendo il movimento apparente della volta celeste. Questi motori sono spesso muniti di un software che ha in memoria un certo numero di oggetti celesti: basta una regolazione preliminare e al tocco di un bottone (’go to”, ”vai a”) il computer muove il telescopio lungo il cielo sino alla posizione desiderata. Le coordinate di riferimento - dette equatoriali - sono l’ascensione retta e la declinazione e corrispondono alla longitudine e la latitudine terrestre. La prima si conteggia in senso antiorario lungo 24 ore, suddivise in minuti e secondi; la seconda misura in gradi la distanza di un oggetto dall’equatore celeste - proiezione di quello terrestre - fino ai +90° del polo celeste boreale e i -90° del Polo Sud celeste. Tali valori, riportati sui cerchi graduati della montatura equatoriale, consentono di trovare gli oggetti di cui si conoscano le coordinate. Quelle della galassia di Andromeda, ad esempio, sono: ascensione retta: 00 h 42,7 m; declinazione: +41° 16’. Molti appassionati di astronomia preferiscono praticare lo star looping con il cercatore, il piccolo cannocchiale, posto in parallelo al telescopio, che consente di ritrovare nell’oculare la zona visualizzata: si parte da un oggetto noto per giungere a quello ricercato. Un ultimo cenno sui filtri lunari e solari. Nei giorni a cavallo del plenilunio, quando aumenta la luminosità del nostro satellite, è opportuno utilizzare un filtro verdastro da avvitare all’oculare per evitare fastidiosi abbagliamenti. Per quanto riguarda i filtri solari, non utilizzate quelli da avvitare all’oculare: sono soggetti a surriscaldamento e rottura. Meglio quindi uno speciale filtro da apporre davanti all’obiettivo. Per non far la fine di Galileo, che divenne cieco osservando il Sole senza precauzioni. Ora che siete ben informati e attrezzati, buona caccia tra le stelle! Luigi Viazzo