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 2004  gennaio 27 Martedì calendario

Documentato, fotografato, osservato, il re della savana, il leone, suscita ancora oggi l’interesse di biologi e naturalisti di tutto il mondo

Documentato, fotografato, osservato, il re della savana, il leone, suscita ancora oggi l’interesse di biologi e naturalisti di tutto il mondo. Per analizzare la struttura e la dinamica di popolazioni di leoni è nato il Tarangire Lion Project, un programma di ricerca nel Parco Nazionale Tarangire, in Tanzania. Lo studio si svolge nell’area del fiume Tarangire, l’unica risorsa d’acqua della zona durante la stagione secca. La struttura sociale di questo felino è davvero particolare. Per esempio, quando nel gruppo (in inglese pride) il vecchio maschio dominante viene spodestato, i maschi più giovani che hanno preso il sopravvento uccidono i piccoli. In questo modo le femmine, persi i cuccioli, tornano a essere nuovamente in calore. Per studiare questo e altri comportamenti, come le preferenze alimentari e gli spostamenti, è necessario che i singoli animali siano facilmente riconoscibili e individuabili nel tempo. Ed è qui che entrano in gioco le vibrisse, più comunemente conosciute come baffi, l’unico elemento per distinguere un leone. Per il riconoscimento si usa la tecnica descritta da C. J. Pennycuick e J. Rudnai nel 1970, chiamata foto-identificazione, che permette, grazie alla particolare disposizione delle vibrisse che contraddistingue ciascun individuo, di riconoscere un leone dall’altro. Le vibrisse non sono altro che recettori tattili, importantissimi in tutti i felini per potersi orientare nell’ambiente, specialmente di notte. Tutti i leoni presentano 4 o 5 linee parallele di vibrisse sui due lati del muso. Al di sopra dell’ultima fila regolare ogni animale presenta alcune vibrisse in numero e posizione variabili. Il pattern, o disegno, di queste vibrisse è l’unico segno distintivo dell’animale che rimane invariato dalla nascita alla morte. I leoni vengono tutti osservati sul campo e fotografati da entrambi i lati del muso per poter essere confrontati con gli individui già schedati, conosciuti e avvistati precedentemente. Può capitare che ci siano due individui con disposizione simile - un esemplare su cento presenta lo stesso pattern di un altro - ed è quindi essenziale trovare altri segni di riconoscimento sul corpo dell’animale, come tacche delle orecchie, cicatrici o denti mancanti. UN TOCCO DI ROSA Sul campo per prima cosa si cerca di verificare il sesso dell’animale: il rapporto tra maschi e femmine è indispensabile nello studio di una popolazione. Nonostante possa sembrare molto facile, a volte capire il sesso è tutt’altro che semplice, soprattutto quando si tratta di cuccioli e di maschi di circa due anni. I giovani maschi che non hanno ancora sviluppato la criniera dell’adulto sono, infatti, grandi quanto le femmine con le quali si confondono facilmente, in particolare quando si nascondono nell’erba alta. Per stimare l’età, oltre alle dimensioni corporee, si osservano il naso e soprattutto i denti. In un cucciolo il naso è tutto rosa e si scurisce con il passare del tempo. Nei soggetti di sette o otto anni è dal 50 al 75 per cento nero, mentre negli individui più vecchi è totalmente scuro. Questa tecnica non è molto precisa, quindi ci si avvale anche dell’osservazione dei denti. I denti da latte vengono cambiati a circa 18 mesi; dopo quest’età gli animali più giovani sono riconoscibili dai denti bianchi e molto appuntiti. Con il tempo i denti ingialliscono e si usurano e, a volte, possono addirittura mancare. IL PLAYBACK DELLO GNU Altri segni particolari sono le tacche delle orecchie, cioè i tagli che i felini si procurano giocando o lottando e che non si rimarginano nel corso della vita. Il rischio è che, da una stagione di studio all’altra, i tagli si allarghino o se ne formino di nuovi. Anche le cicatrici sono un valido aiuto, purché permanenti. Per richiamare i leoni usiamo una tecnica chiamata playback, la registrazione del verso di uno gnu morente e di iene eccitate sulla preda. Oppure, giriamo in jeep per molte ore, seguendone le impronte e osservando il volo circolare degli avvoltoi, un indicatore importante di un possibile animale predato dai leoni. Alessandra Soresina