Roberto Rinaldi, Macchina del Tempo, settembre 2002 (n.9), 27 gennaio 2004
Tra le tante creature del nostro mare di notte, l’Alicia mirabilis è un vero e proprio simbolo. Si tratta di un’attinia, nulla più che un agglomerato di papille giallastre non più grandi di una pallina da tennis, che durante il giorno si rifugia sotto una roccia
Tra le tante creature del nostro mare di notte, l’Alicia mirabilis è un vero e proprio simbolo. Si tratta di un’attinia, nulla più che un agglomerato di papille giallastre non più grandi di una pallina da tennis, che durante il giorno si rifugia sotto una roccia. Ma di notte l’Alicia si gonfia di acqua e sale verso l’alto. Si sviluppa in un fusto cilindrico, alto anche più di cinquanta centimetri. Attorno alla bocca, situata all’estremità superiore del tronco, mostra una corolla di eleganti tentacoli. Una chioma di fili diafani, lunghi anche più di un metro, si distendono nel senso della corrente. Questi filamenti sono un’arma micidiale, una rete dalle terribili capacità urticanti, in grado di ustionare anche un essere umano. L’Alicia li utilizza per catturare plancton e piccoli pesci da paralizzare e portare alla bocca. Se vi capiterà di incontrare l’Alicia durante una vostra immersione non puntate direttamente il faro contro di essa, altrimenti la vedrete rapidamente ritrarre i tentacoli e ridurre le sue dimensioni. Si tratta in effetti di un animale che proprio non sopporta la luce e che si chiude alle prime luci dell’alba, ritornando a essere nulla più che una semplice palletta gelatinosa.