Sabrina Ceruti e Christian Orsenigo, Macchina del Tempo, settembre 2002 (n.9), 27 gennaio 2004
Ramesse II, noto anche come «Ramesse il Grande», è uno dei faraoni più celebri della storia egiziana
Ramesse II, noto anche come «Ramesse il Grande», è uno dei faraoni più celebri della storia egiziana. Una tale fama gli deriva dalle imprese vittoriose, dai suoi grandiosi monumenti, dalla mirabile longevità. Un faraone che non ha ancora finito di stupire per le grandi scoperte archeologiche che lo riguardano e per la trasposizione leggendaria che ha avuto in molti romanzi di successo. Ramesse, ancora giovanissimo, fu nominato coreggente dal padre Sethi I, alla morte del quale divenne faraone, il terzo della XIX dinastia. Durante il suo regno continuò le scelte del padre sia in politica interna che estera e ampliò e arricchì con magnifici monumenti la nuova capitale Pi-Ramesse, nel Delta orientale. La città, già sede di un palazzo di Sethi I, restò la capitale dell’Egitto per tutta l’epoca ramesside, anche se la Valle dei Re continuò a mantenere il ruolo di necropoli reale. Furono molte le campagne militari in cui Ramesse diede prova del suo valore, ma lo scontro più celebre fu quello con l’impero ittita in Siria a Kadesh. La propaganda egiziana ha tramandato l’evento come una piena vittoria da parte del sovrano, anche se in realtà l’esito non fu del tutto favorevole a Ramesse. Negli anni seguenti si stipulò un trattato di pace tra le due potenze, sancito dal matrimonio del faraone con una principessa ittita. SONTUOSi monumenti La fama di Ramesse come grande condottiero fu accompagnata da quella di costruttore instancabile. Portò a termine i monumenti iniziati da sovrani precedenti, restaurò le immagini rovinate da Akhenaten, e si lanciò in un piano costruttivo che non interessò solo l’Egitto ma anche la Nubia. Oltre a Menfi e Abydos, dove terminò il tempio di Sethi I e ne costruì uno proprio, Tebe è il sito che maggiormente ha restituito testimonianze del suo operato. Qui completò la grande sala ipostila (col soffitto sostenuto da colonne) del tempio di Karnak e ingrandì quello di Luxor, mentre sulla sponda occidentale costruì uno dei più grandiosi edifici mai realizzati in Egitto, che l’egittologo francese Jean François Champollion (v. box) chiamò «Ramesseo». Il complesso, che si estende su un’area di oltre 15.000 mq, comprendeva tempio, palazzo reale, vari edifici di culto e magazzini. In Nubia sono molti i templi scavati nella roccia che portano la sua firma: basti pensare a quello magnifico di Abu Simbel, e a quelli di Amara, Beit el-Wali, Derr e Gerf Hussein. Più di cento figli Fin dall’inizio Ramesse ebbe due mogli principali, la bella Nefertari e la regina Isitnofret. In seguito si aggiunsero, in questo ruolo, due principesse ittite e almeno tre figlie. Dalle sue spose, il sovrano ebbe un centinaio di figli che per la maggior parte non gli sopravvissero. Quattro furono incoronati successivamente principi ereditari, ma solo Merenptah, il tredicesimo, successe sul trono del padre. Nel periodo ramesside i principi avevano un ruolo importante nelle rappresentazioni dei padri, accompagnandoli in moltissime scene monumentali, forse per enfatizzare il fatto che la regalità della nuova dinastia era saldamente ereditaria. Da pochi anni è stato localizzato nella Valle dei Re un enorme sepolcro, destinato a contenere le spoglie di moltissimi figli del sovrano. Ramesse II morì dopo sessantasei anni di regno e fu sepolto nella necropoli reale di Tebe, in una grande tomba, depredata in antichità e rovinata dagli agenti atmosferici. Lasciò, con il suo splendido regno, un grande segno nella storia faraonica: basti pensare che ben nove sovrani che gli succedettero adottarono il suo nome completo nella titolatura.