Sabrina Ceruti e Christian Orsenigo, Macchina del Tempo, settembre 2002 (n.9), 27 gennaio 2004
La successione di Akhenaten è avvolta ancor oggi nell’incertezza a causa della distruzione dei documenti prodotta dal ritorno all’ortodossia
La successione di Akhenaten è avvolta ancor oggi nell’incertezza a causa della distruzione dei documenti prodotta dal ritorno all’ortodossia. L’immediato successore del sovrano fu un effimero Smenkhkara che avrebbe regnato due anni. I pochissimi documenti che lo riguardano pongono non pochi problemi di interpretazione. Quello che è certo è che alla sua morte il regno passò nelle mani di un fanciullo di nove anni, che ne avrebbe regnati altrettanti: Tutankhaten, meglio noto con il suo nome più tardo di Tutankhamon. Consacrata alla storia dalla sensazionale scoperta della sua tomba avvenuta nel 1922 ad opera di Howard Carter, la sua figura rimane ancora oggi per molti aspetti un enigma. Tutankhamon era di stirpe reale, ma nessun documento ci dice chi fossero i suoi genitori. L’ipotesi più probabile è che fosse figlio di Akhenaten e di una sua seconda moglie, poiché Nefertiti non ebbe figli maschi. Appena salito al trono, Tutankhaten sposò la terza figlia di Akhenaten, Ankhsepaaten, certamente maggiore di lui. ritornano gli dei Ben presto la coppia reale mutò la forma dei propri nomi: il nome del dio Aten, che ne era una componente, fu sostituito, con un’operazione inversa rispetto a quella del padre, con quello di Amon: Tutankhaten divenne così Tutankhamon, «immagine vivente di Amon» e Ankhsepaaten divenne Ankhsepaamon, «ella vive in Amon». Era l’inizio della restaurazione. Abbandonata Amarna, la coppia si trasferì a Tebe o forse a Menfi, non è chiaro. Da Menfi, nel IV anno di regno, venne proclamato un decreto in cui si annunciava la riapertura e il restauro dei templi di Amon e degli altri dei, il ripristino del personale sacerdotale, la costruzione di statue e barche divine. Vennero così aperti numerosi cantieri in tutto l’Egitto, ma soprattutto nei templi nazionali di Amon a Tebe (Karnak e Luxor). Di questi imponenti lavori non sono rimaste che numerose statue, la maggior parte delle quali usurpate dai suoi successori, Ay ed Horemheb, i quali continuarono l’opera che la prematura morte non permise al re di portare a termine: Horemheb si appropriò del merito della stessa restaurazione, sostituendo il proprio al nome di Tutankhamon sulla stele su cui venne inciso il decreto, la Stele della Restaurazione. Ma anche ora che la storia ha restituito il dovuto al re, non pochi rimangono gli interrogativi sul suo breve ma influente regno. Poteva un fanciullo di nove anni, nato ed educato ad Amarna sotto l’egida di Aten, aver consapevolezza del significato della riforma di colui che doveva essere stato suo padre e decidere il ritorno all’ortodossia? opinione di molti che vere eminenze grigie a guidare le azioni di Tutankhamon fossero proprio Ay, il suo consigliere più vicino, e Horemheb, il capo dell’esercito. Questi erano ex militanti di Akhenaten, che avevano seguito il re ad Amarna. Perché allora costoro avrebbero abiurato la fede in Aten? Fu solo ambizione politica la loro, oppure non avevano in realtà creduto fino in fondo nella nuova dottrina? L’ENIGMA della morte A complicare il quadro sarebbe anche la morte del giovane re: le indagini sulla sua mummia hanno rilevato una ferita nella regione auricolare sinistra che ne avrebbe causato il decesso per emorragia cerebrale. Sulle cause di tale ferita molti hanno fantasticato, opinando una cospirazione che avrebbe portato all’assassinio del giovane re: gli autori sarebbero stati proprio i suoi più vicini consiglieri, Ay ed Horemheb. Se le ragioni della morte di Tutankhamon sono ancora incerte, di lui resta il prezioso e unico corredo funerario intatto che la Valle dei Re ci abbia restituito.