Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2004  gennaio 27 Martedì calendario

Hatshepsut è certo da annoverare tra le personalità più eccezionali e originali di cui la storia antico egiziana ci abbia lasciato traccia

Hatshepsut è certo da annoverare tra le personalità più eccezionali e originali di cui la storia antico egiziana ci abbia lasciato traccia. Figlia di Thutmosi I e della regina Ahmes, andò in sposa a Thutmosi II, suo fratellastro dal quale ebbe però solo una figlia, la principessa Nefrura, e nessun figlio maschio. Dopo la morte prematura di Thutmosi II, venne incoronato faraone il figlio Thutmosi III nato dall’unione con una sposa secondaria. La giovane età del principe gli impedì di regnare inizialmente da solo e Hatshepsut gli si affiancò in veste di reggente. Si trattò di fatto di una piena volontà di presa di potere che condusse Hatshepsut, nel VII anno di regno, a proclamarsi addirittura faraone, assumendo oltre alle insegne regali del potere anche le prerogative esteriori tipicamente maschili, come la barba rituale e l’epiteto di «Toro possente». si scomodarono gli dei Per legittimare una regalità tanto particolare fu elaborata dal sacerdozio più vicino alla regina una giustificazione divina, che riconosceva in lei la figlia della regina Ahmes e del dio dinastico Amon. Inoltre proliferarono iscrizioni che affermavano che il padre Thutmosi I l’aveva proclamata sua erede quando era ancora in vita. La politica del regno di Hatshepsut, al di fuori di qualche spedizione, non ha lasciato traccia di grandi imprese militari. Fu un periodo piuttosto pacifico e prospero, improntato al consolidamento della politica di restaurazione iniziato dopo l’espulsione degli invasori Hyksos. Sul piano artistico questo progetto si tradusse nella costruzione e nel restauro di molti edifici, nella zona tebana e in altre località all’interno e al di fuori del paese. Karnak fu il suo principale centro di interesse, anche se l’opera che meglio attesta l’alto livello artistico del periodo è il suo splendido tempio funerario sulla sponda occidentale del Nilo a Tebe. Questo, che si inserisce mirabilmente nel teatro naturale roccioso di Deir el-Bahri, si trova accanto a quello di Montuhotep II. L’originalità dell’edificio sta soprattutto nella disposizione a terrazze. Una parte importante della decorazione a rilievo è consacrata al racconto della celebre spedizione a Punt, una mitica terra la cui localizzazione è ancora oggetto di dibattito. Da qui vennero riportati prodotti esotici che ornarono il magnifico tempio. Alla morte di Hatshepsut, Thutmosi III prese il potere, divenendo faraone. Questi, che aveva mal sopportato di essere stato tenuto per così lungo tempo relegato a un ruolo subordinato, si lanciò in una damnatio memoriae della regina, facendo scalpellare il suo nome dai monumenti, sostituendolo con quello di Thutmosi I, del padre Thutmosi II o con il proprio. La Valle dei Re ha preservato due tombe costruite per Hatshepsut: la prima, mai ultimata, era stata preparata quando ancora era «sposa principale» di Thutmosi II, mentre la seconda, che accolse verosimilmente le sue spoglie, è il sepolcro più profondo e con il corridoio più lungo di tutta la necropoli. In questa seconda tomba furono rinvenuti ben due sarcofagi, uno dei quali riportava il nome di Thutmosi I. ipotizzabile quindi che, per un’ulteriore volontà di legittimazione del proprio potere, Hatshepsut abbia fatto riseppellire nella propria tomba il padre che già aveva un sepolcro non lontano dal suo. Hatshepsut non fu il solo caso di donna che ricoprì il ruolo di sovrano. Prima di lei anche Nitocris, alla fine della VI dinastia, e Schemiofris, alla fine della XII dinastia, detennero la piena regalità. Tuttavia questi sporadici tentativi di presa di potere da parte di donne non trovavano apparentemente pieno riscontro nella mentalità egiziana, e fallirono tutti miseramente.