Sabrina Ceruti e Christian Orsenigo, Macchina del Tempo, settembre 2002 (n.9), 27 gennaio 2004
Alla fine del Primo Periodo Intermedio, caratterizzato da guerre civili che divisero per lungo tempo il paese, i principi di Tebe riuscirono a imporre la propria autorità sia a Sud che a Nord, iniziando il processo di riunificazione dell’Egitto e inaugurando il Medio Regno
Alla fine del Primo Periodo Intermedio, caratterizzato da guerre civili che divisero per lungo tempo il paese, i principi di Tebe riuscirono a imporre la propria autorità sia a Sud che a Nord, iniziando il processo di riunificazione dell’Egitto e inaugurando il Medio Regno. Figura emblematica del periodo fu Amenemhat I, fondatore della XII dinastia; non essendo di sangue regale, dovette affrontare problemi legati alla trasmissione del potere che lo costrinsero a confrontarsi con diversi pretendenti al trono. comincia una nuova era Subito dopo la sua ascesa al trono, il sovrano si lanciò all’inseguimento dei governatori che si erano ribellati e si assicurò la pace alle frontiere combattendo in Nubia, Libia e Palestina. In politica interna portò avanti una nuova linea di condotta, di rinnovamento, come emerge anche da uno dei nomi scelti per la sua titolatura: «Colui che rinnova le nascite». Amenemhat abbandonò Tebe per fondare una nuova capitale, posta a circa trenta chilometri da Menfi, in una posizione strategica tra l’Alto e il Basso Egitto. Iti-taui, la nuova città, il cui nome in egiziano antico significa «Il conquistatore delle due Terre», doveva probabilmente essere fortificata e oggi non è ancora stata localizzata con certezza. Nonostante gli sforzi in direzione contraria, la legittimità della nuova dinastia risultava ancora fragile. Per questo, a partire dal ventesimo anno di regno, Amenemhat I associò al trono il figlio Sesostri, istituendo per la prima volta il principio della coreggenza, escamotage che avrebbe evitato i difficili problemi al momento di una eventuale successione. TESTAMENTO AL FIGLIO Dopo trent’anni di regno, la situazione apparentemente tranquilla fu bagnata dal sangue del suo assassinio, fomentato all’interno dell’harem regale, quando Sesostri si trovava lontano dall’Egitto. A rispecchiare lo scontento diffuso nella stessa famiglia reale, restano importanti opere letterarie quali Il racconto di Sinuhe e L’Insegnamento di Amenemhat al figlio Sesostri. Una sorta di testamento politico, in cui Amenemhat, che appare in sogno come fantasma a Sesostri, gli raccomanda di tenere sempre un atteggiamento di diffidenza verso gli amici e i subordinati e gli narra le vicende che condussero al suo assassinio. «Era dopo la cena ed era venuta la notte: mi presi un’ora di tranquillità, sdraiato sul mio letto. Ero stanco, e la mia mente cominciò a seguire il sonno. Ecco, furono fatte circolare le armi; era devoto il capo (della guardia), ma altri erano come serpenti della necropoli. Mi svegliai al combattimento ed ero solo, trovai un caduto, era il capo della guardia del corpo. Se avessi preso prontamente in mano le armi, avrei potuto far indietreggiare i vigliacchi con la lancia: ma non c’è un valoroso di notte (...) non avviene un’azione con successo senza un protettore» (da Edda Bresciani, Letteratura e poesia dell’Antico Egitto, Torino, 1969). Amenemhat I fu sepolto nella nuova necropoli reale installata a Licht, a poca distanza dalla capitale, e vi edificò una piramide riprendendo il modello architettonico dell’Antico Regno, anche se con un progetto più modesto. Il monumento, di dimensioni ridotte, fu costruito in mattoni crudi e materiali riutilizzati da edifici precedenti. Annesso alla piramide vi era il tempio funerario, oggi quasi completamente distrutto. Dopo la morte di Amenemhat I, Sesostri I prese il potere e continuò l’opera del padre. Con il suo regno l’Egitto ritrovò lo splendore dopo due secoli di instabilità e lo mantenne per quasi tutta la XII dinastia.