Cristiano Dal Sasso, Macchina del Tempo, settembre 2002 (n.9), 27 gennaio 2004
Lo scorso mese di luglio i soci del Gruppo Paleontologico di Besano (Varese), sotto la giuda del Museo di Storia Naturale di Milano, hanno portato alla luce nel locale giacimento tre nuovi rettili fossili, appartenenti al gruppo estinto degli ittiosauri
Lo scorso mese di luglio i soci del Gruppo Paleontologico di Besano (Varese), sotto la giuda del Museo di Storia Naturale di Milano, hanno portato alla luce nel locale giacimento tre nuovi rettili fossili, appartenenti al gruppo estinto degli ittiosauri. Si tratta di esemplari del genere Mixosaurus, ben conservati e lunghi circa un metro, risalenti al Triassico medio (più o meno 235 milioni di anni fa). Le scoperte dunque continuano, anche se la più straordinaria resta quella del 1993, quando a Besano fu recuperato un rettile enorme. L’esemplare giaceva all’interno di un sottile strato di roccia (che un tempo era il fondale fangoso in cui la carcassa dell’animale si era depositata), quindi fu prelevato in 38 lastre che vennero passate ai raggi X presso l’Ospedale Maggiore di Milano. Le radiografie confermarono che l’animale era completo e che si trattava di un grande vertebrato marino simile a un delfino: era un ittiosauro di specie sconosciuta, ed era femmina. Infatti nel ventre erano conservati quattro piccoli embrioni, una scoperta nella scoperta. Nel 1998, dopo 16.500 ore di estrazione in laboratorio, l’ittiosauro (battezzato Besanosaurus in onore alla località di provenienza) fu ricomposto nei suoi sei metri di lunghezza e da allora fa bella mostra di sé nelle sale del Museo milanese. Ma che animali erano gli ittiosauri? Il loro nome, che significa «lucertole-pesci», descrive bene le caratteristiche di questi vertebrati acquatici. Gli ittiosauri popolarono gli oceani della Terra prima che sulla terraferma i dinosauri iniziassero la loro marcia alla conquista del mondo. Con quel corpo lucido e affusolato che ricorda gli squali e i delfini, nuotavano sinuosi e veloci ma non erano né pesci né cetacei. Erano rettili, discendenti di lucertole primitive che si erano perfettamente adattate a vivere in acqua trasformando le zampe in pinne e assumendo una forma idrodinamica. Avevano comunque una anatomia interna e una fisiologia da rettili terrestri, non da pesci. Respiravano coi polmoni e per non annegare venivano spesso in superficie, ma soprattutto erano ovovivipari: non potendo uscire dall’acqua per deporre le uova, partorivano in mare aperto piccoli già formati. Ciò è noto grazie a ritrovamenti di ”parti fossili”, cioè di femmine morte poco prima o durante la nascita dei piccoli. Le tracce della pelle, conservatasi sotto forma di una pellicola carboniosa in alcuni ittiosauri ritrovati nel giacimento giurassico di Holzmaden, in Germania, hanno permesso di ricostruire il profilo del corpo di questi animali. Si è visto così che oltre alle quattro pinne, sostenute dalle ossa degli arti ridotte in lunghezza, erano presenti anche una pinna dorsale cartilaginea e una pinna caudale a semiluna. Il cranio degli ittiosauri, allungato in un sottile muso chiamato rostro, aveva orbite enormi e circolari, occupate da un anello osseo detto «sclera». La sua funzione è ancora misteriosa, anche se la spiegazione più comune è che proteggesse il fondo del bulbo oculare da un’eccessiva compressione quando l’animale scendeva in profondità. Gli ittiosauri occupavano la nicchia ecologica che è oggi dei delfini (si nutrivano quasi solo di piccoli pesci e di calamari), popolando le acque superficiali dei mari e degli oceani dell’Era Mesozoica fino al Cretacico. Alcuni non superavano il metro di lunghezza, altri erano grandi come balene. Molti misteri avvolgono ancora questi strani rettili, che non hanno lasciato discendenti nel mondo di oggi. E chissà che questi enigmi non vengano svelati proprio grazie alle scoperte nei giacimenti italiani, di cui quello di Besano è senza dubbio il più ricco.