Mirella Delfini, Macchina del Tempo, settembre 2002 (n.9), 27 gennaio 2004
I dinosauri hanno abitato tutti i continenti, anche quelli polari. Com’era disposta, però, la terraferma in quel lungo periodo geologico? Nel 1728, Antonio Vallisneri, studiando fossili di animali e vegetali marini, si rende conto che le terre non erano affatto ferme
I dinosauri hanno abitato tutti i continenti, anche quelli polari. Com’era disposta, però, la terraferma in quel lungo periodo geologico? Nel 1728, Antonio Vallisneri, studiando fossili di animali e vegetali marini, si rende conto che le terre non erano affatto ferme. Dopo un secolo, nel 1830, il geologo scozzese Charles Lyell dimostra che la Terra è in continua evoluzione per l’azione di forze naturali. Ne risultano modificazioni del contorno e della struttura dei continenti, comparsa e scomparsa di mari e montagne. Poco meno di cento anni dopo (1912), Alfred Wegener avanza la sua teoria della deriva dei continenti: sostiene che le terre emerse erano raggruppate in un unico blocco, battezzato Pangea e situato nell’emisfero Nord del globo. All’inizio del Paleozoico (570 milioni di anni fa), Pangea si era frammentato per effetto della rotazione terrestre e dei movimenti tellurici. Un blocco comprendeva Nordamerica, Europa, Asia e Groenlandia; un altro Africa e Sudamerica; dal terzo si sarebbero formate Antartide, Australia e isole del Pacifico. La teoria fu suggerita a Wegener dall’osservazione di un mappamondo (Sudamerica e Africa sembravano ritagliate a incastro). Tuttavia non fu solo questo lo spunto: la presenza delle stesse specie animali vegetali in terre che oggi sono lontanissime, portava a concludere che quelle zone, per ospitare gli stessi tipi di viventi, dovevano essere state contigue e ciò spiega i ritrovamenti dei fossili di dinosauro un po’ dovunque. I continenti come noi li conosciamo sono ancora in movimento sulle parti fluide delle profondità della terra, ma è possibile rilevarlo solo grazie a complessi e raffinati strumenti.