Mirella Delfini, Macchina del Tempo, settembre 2002 (n.9), 27 gennaio 2004
Gli organismi animali e vegetali, dopo la morte, vanno incontro a una progressiva distruzione. Se invece rimangono isolati dall’ambiente esterno, perché coperti in breve tempo da sedimenti minerali, possono resistere per tempi lunghissimi
Gli organismi animali e vegetali, dopo la morte, vanno incontro a una progressiva distruzione. Se invece rimangono isolati dall’ambiente esterno, perché coperti in breve tempo da sedimenti minerali, possono resistere per tempi lunghissimi. La sostanza organica scompare, a meno che il corpo sia immediatamente tolto dal contatto con l’aria: come è accaduto con gli insetti conservati da almeno 30 milioni di anni nell’ambra, i resti umani nelle torbiere della Prussia, i rinoceronti nei ghiacci dell’Alaska e i mammut in quelli siberiani. Si conservano invece le parti dure, ossa, denti, cartilagini, chitina, conchiglie. I processi chimici e biologici che conducono alla fossilizzazione sono diversi. Una è l’incrostazione: attorno al corpo si crea una specie di guscio che ne conserva la forma. Facendo un calco in gesso della cavità, si ricostruisce la forma dell’animale. Un altro procedimento è la carbonizzazione, dovuta soprattutto all’attività batterica: è così che si sono formati, soprattutto a partire dai vegetali, i giacimenti di carbone fossile. Nella maggior parte dei casi, i resti che sono arrivati fino a noi hanno subito fenomeni di mineralizzazione: l’acqua che si infiltra tra i sedimenti porta in soluzione vari minerali, carbonati di calcio e di ferro, silice, fosfato di calcio, che poco a poco si sostituiscono alle molecole organiche delle ossa conservando la loro struttura microscopica; oppure si insinuano negli interstizi del tessuto osseo producendo la completa sostituzione delle parti organiche con sali minerali.