Gian Luca Mealli, Macchina del Tempo, settembre 2002 (n.9), 27 gennaio 2004
Stanno costruendo una strada, ma poco dopo aver cominciato a scavare, le ruspe trovano ossa e scheletri interi, a migliaia, sepolti sotto pochi metri di terra alla periferia di Vilnius, capitale della Lituania
Stanno costruendo una strada, ma poco dopo aver cominciato a scavare, le ruspe trovano ossa e scheletri interi, a migliaia, sepolti sotto pochi metri di terra alla periferia di Vilnius, capitale della Lituania. l’ottobre del 2001: gli specialisti subito accorsi sul luogo pensano in un primo momento a una fossa comune risalente alla Seconda guerra mondiale. Poco dopo, però, alcuni indizi svelano la verità: bottoni, brandelli di uniformi, ghette, vecchie coccarde tricolori di cuoio fanno riapparire i fantasmi dei soldati della Grande Armée napoleonica, partiti in 700mila nella primavera del 1812 alla conquista dell’impero russo e ritornati in poche decine di migliaia qualche mese dopo, decimati dai cosacchi, dal freddo e dalla fame. Passando per Vilnius nel dicembre del 1812 in piena ritirata, le truppe francesi si lasciarono dietro non meno di 25mila cadaveri (ma alcune stime parlano addirittura di 40mila morti) che, per paura di epidemie, i russi lanciati al loro inseguimento seppellirono subito in enormi trincee scavate, ironia della sorte, proprio dai francesi pochi mesi prima per rafforzare le difese della città. Il ritrovamento è molto importante da un punto di vista storico perché permette di ricostruire con cura tempi e modi dell’epopea russa di Napoleone. Il suo interesse principale tuttavia è quello medico-scientifico, visto che dall’analisi delle ossa si possono trarre fondamentali deduzioni circa lo stato di salute, le abitudini alimentari e le malattie degli uomini di inizio Ottocento. SPECIALIZZATI IN MASSACRI Coscienti dell’eccezionale valore scientifico della scoperta, gli antropologi lituani, che stanno raccogliendo e catalogando le decine di migliaia di ossa, hanno chiamato ad aiutarli una équipe di ricercatori francesi dell’Università di Marsiglia, guidata dal professor Olivier Dutour e specializzata nell’analisi scientifica delle fosse comuni storiche. Questa équipe anni fa ha realizzato un’accurata analisi dei resti di decine di migliaia di marsigliesi morti durante la grande peste che mise la città in ginocchio tra il 1720 e il 1722, mettendo in luce un quadro completo estremamente interessante delle condizioni di vita delle popolazioni di quel tempo. In particolare, grazie alla forma, alla consistenza e all’aspetto delle ossa di Vilnius, gli scienziati francesi possono determinare non solo il sesso e l’età dei resti umani, ma anche raccogliere molte altre informazioni relative alle cause della morte, alle abitudini igieniche e alimentari dei soldati di Napoleone: « una possibilità unica di poter valutare le condizioni sanitarie degli europei di quell’epoca», dice Michel Signoli, uno dei ricercatori marsigliesi. SIFILIDE, TIFO E TUBERCOLOSI Le analisi sono ricominciate in aprile, dopo uno stop di vari mesi dovuto al freddo dell’inverno, così intenso in Lituania da far interamente gelare il suolo. E i primi risultati non si sono fatti attendere e sono stati all’altezza delle aspettative. Molti soldati avevano bocca e denti in pessime condizioni a causa della cattiva alimentazione; in molte ossa sono presenti tracce di traumi e rotture, dovute a ferite in battaglia o incidenti di lavoro. Sono poi molto diffusi i segni lasciati dalle malattie: in particolare la porosità di tante ossa, soprattutto tibie e femori, lascia dedurre che la sifilide era una malattia estremamente diffusa tra i militari. La posizione innaturale di vari corpi nella fossa comune ha permesso di capire che molti dei cadaveri dei soldati erano già congelati quando vi furono gettati dentro e quindi con tutta probabilità la causa di molte delle morti fu il freddo (le cronache dell’epoca segnalano che nell’inverno 1812-1813 le temperature di Vilnius arrivarono a 39 gradi sotto zero). «Nessuno dei soldati sepolti qui aveva ricevuto delle ferite» racconta ancora Michel Signoli «se non nel corso di campagne militari precedenti a quella di Russia. Quelli che sono qui sono morti di freddo, fame e stenti oltre che di malattie: abbiamo infatti trovato molti casi di tifo, verosimilmente contratto durante le campagne d’Italia, e di tubercolosi ossea». Ogni giorno dal suolo di Vilnius vengono fuori nuovi tasselli del passato ma gli scienziati devono fare in fretta, le ruspe aspettano il loro turno, la strada va costruita comunque. Gian Luca Mealli