Cosma Capobianco, Macchina del Tempo, settembre 2002 (n.9), 27 gennaio 2004
Mentre il sildenafil, la molecola del Viagra, non ha ancora finito di far parlare di sé, già si annunciano nuovi pretendenti al trono di farmaco del desiderio
Mentre il sildenafil, la molecola del Viagra, non ha ancora finito di far parlare di sé, già si annunciano nuovi pretendenti al trono di farmaco del desiderio. Dovrebbe essere immessa sul mercato all’inizio del 2003 il vardenafil, una molecola che, secondo i ricercatori, funziona sia per i disturbi psicologici dell’erezione sia per quelli dovuti ad altre cause. Rispetto al sildenafil, è più efficace nelle persone affette da ipertensione e diabete, malattie che predispongono a tali disturbi. Restano invece simili ma meno intensi gli effetti collaterali dovuti all’aumento del flusso di sangue, come cefalea e vampate di calore, dato che il meccanismo di azione dei due farmaci è uguale. Gli effetti collaterali dovrebbero ulteriormente diminuire con il taladafil, un altro farmaco della stessa categoria del Viagra che non è ancora in commercio. Altri tipi di farmaci, ancora in fase sperimentale, agiscono in modo diverso dal Viagra e dai suoi simili. Infatti, mentre questi favoriscono l’afflusso di sangue indispensabile per l’erezione, le nuove molecole agiscono sulle aree del cervello che governano le reazioni emotive e i riflessi a esse collegati. In pratica, mentre Viagra & c. agiscono sulla parte finale del processo che porta all’erezione, i futuri farmaci, indicati anche per le donne, agiscono su quella iniziale. L’attenzione dei ricercatori è orientata ora verso alcuni neurotrasmettitori, le molecole che trasportano messaggi tra le cellule nervose: in particolare, nella regolazione della vita sessuale sono coinvolte la dopamina, la serotonina e l’Msh, che partecipa anche alla regolazione del senso di fame. Proprio quest’ultima sembra essere la molecola ideale: è stata sperimentata sui topi una copia sintetica dell’Msh in forma di spray nasale che ha dato effetti tanto buoni da autorizzare le ricerche sugli esseri umani. Intanto, si sperimentano rimedi non farmacologici. Il team di Rainer Pelka, dell’Universität der Bundeswehr Munchën, per esempio, ha impiegato i campi magnetici per risolvere i disturbi dell’erezione. E i primi risultati sono incoraggianti: dopo tre settimane di applicazioni, l’80 per cento dei volontari mostrava notevoli miglioramenti.