Isabella Vergara, Macchina del Tempo, settembre 2002 (n.9), 27 gennaio 2004
«Non ho sentito assolutamente niente!». Una signora, appena uscita dall’esperienza della rimozione di una carie con il laser, è entusiasta
«Non ho sentito assolutamente niente!». Una signora, appena uscita dall’esperienza della rimozione di una carie con il laser, è entusiasta. Il trattamento è stato indolore. Il benefico raggio di luce ha distrutto la parte malata senza bisogno di anestesia. Per di più in silenzio, dispensandola dalla fastidiosa vibrazione della tradizionale turbina. Munita di occhiali di protezione, d’obbligo anche per lo staff medico, la signora ha avvertito solo un leggero pizzicore in un primo momento, e lo spruzzo di acqua sul dente nei minuti successivi. «Basta col trapano!» dice soddisfatta. In effetti, il trapano, con i suoi onorati tre secoli di storia, tra qualche anno sembra destinato ad andare in pensione. Il laser è meno doloroso, gli impulsi di luce che emette sono talmente veloci da non essere percepiti dai recettori del dolore. E la necessità di anestesia si riduce di almeno il 50 per cento. Di più: il laser stesso ha un’azione desensibilizzante, e può essere impiegato come anestetico. Potrebbe quindi rappresentare una manna dal cielo per i pazienti difficili, come bambini, cardiopatici e tutti coloro che vivono nel terrore del dentista. Una fobia ancora molto diffusa, anche se oggi le tecniche di intervento sono meno aggressive, gli anestetici più efficaci, e giovani dentisti neolaureati hanno seguito corsi di addestramento all’approccio psicologico del paziente. Ma come funziona questo attrezzo? Il laser emette un fascio di energia di una certa lunghezza d’onda. In campo odontoiatrico ne esistono diversi tipi. Alcuni sono specifici per i tessuti molli (gengive, polpa dentaria e strutture carnose), altri per quelli duri (osso e dente), altri ancora sono più generici. Il raggio passa attraverso una fibra ottica e fuoriesce da un accessorio a forma di penna che il dentista dirige sul tessuto da trattare. «Nella asportazione delle carie, distrugge smalto e dentina in forma di microesplosioni, agendo sull’acqua di cui è ricco proprio il tessuto malato», spiega il dottor Giuseppe Iario, membro dell’Accademy of Laser Dentistry, la principale associazione mondiale nel settore. «L’acqua vaporizzata scalfisce la matrice lasciando dei piccoli crateri sulle pareti. Su una superficie così porosa, l’amalgama aderisce meglio, e i risultati sono ottimi». NE SERVONO ALMENO UN PAIO In genere il laser ha un effetto coagulante e cicatrizzante, evita il sanguinamento lasciando il campo di lavoro pulito, e riduce l’applicazione dei punti di sutura. Si possono anche eseguire interventi chirurgici nel cavo orale. La guarigione è rapida, le complicazioni post-operatorie quasi nulle. Grazie alla sua azione battericida, può essere impiegato nella cura delle infiammazioni gengivali, e nello svuotamento e sterilizzare dei canali delle radici dentali. Inoltre, l’irradiazione con il laser favorisce l’incorporazione del fluoro nello smalto, una comune procedura per prevenire le carie. Mentre, in campo estetico, una delle sue applicazioni più promettenti è lo sbiancamento dei denti. «Con questo strumento si può fare molto, ma non tutto», precisa Iario. «Il laser non può e non intende sostituire le metodiche tradizionali. Non si può estrarre un dente o rimuovere un’otturazione d’argento. La temperatura richiesta per tagliare il metallo sarebbe troppo alta. Però, essendo maneggevole, è possibile arrivare in angoli preclusi al trapano. Inoltre solo con il laser si può modellare la gengiva, intervento impossibile con il bisturi». Nello studio del dottor Iario, il raggio luminoso ha sostituito quasi interamente la turbina. «A stravolgere davvero la mia professione è stato il laser a erbio, lunghezza d’onda di 2940 nanometri, l’unico specifico per lavorare sul dente e sull’osso. Uscito sul mercato negli anni Novanta, si basa su un materiale solido che viene sollecitato da una fonte di energia esterna. Purtroppo però, essendo più caro degli altri, è ancora un lusso». Un problema di questi strumenti è la loro scarsa versatilità: quelli adatti a incidere le gengive in genere non possono eliminare le carie, e viceversa. Per coprire tutte le applicazioni, uno studio dentistico dovrebbe possederne un paio, ma è già raro trovarne uno. Paradossalmente, l’uso del laser si sta diffondendo più per una richiesta dei pazienti, che per la fiducia dei professionisti. «I motivi sono economici» spiega Paolo Amori, presidente dell’Associazione nazionale dei dentisti italiani «uno di questi apparecchi costa tra i 50 e i 150 milioni di vecchie lire. un grande investimento, soprattutto se si considera che un trapano si aggira intorno ai 2 milioni, e le frese, le punte rotanti, intorno alle 20 mila lire. Per sopperire alla spesa iniziale, si devono aumentare gli onorari». Non è d’accordo Maurizio Maggioni, membro dell’Associazione italiana di odontoiatria laser (Aiola), secondo cui già a partire dal terzo anno, il ritorno economico è assicurato: «Si comincia a guadagnare, aumenta la clientela e si risparmia in anestesia». RAGGI X diagnostici «I dentisti sono diffidenti anche perché non lo conoscono», aggiunge Francesco Scarpelli, vicepresidente dell’Aiola e coordinatore del corso di specializzazione Laser dell’Università di Firenze. «Esistono specifici corsi di formazione. Ci battiamo per far capire che, anche se non è difficile utilizzarlo, richiede un apprendistato. Con trent’anni di ricerca alle spalle può essere considerato affidabile. Ma si cerca sempre di miglioralo, trovare nuove applicazioni, raffinare gli accessori». La ricerca oggi si svolge in gran parte negli Stati Uniti. Keith Murray, fisico al Langley Research Center della Nasa, in Virgina, sta mettendo a punto un laser che attraverso una variazione istantanea della lunghezza d’onda possa trattare sia i tessuti duri che quelli molli. Per quanto riguarda le applicazioni terapeutiche, Brian Wilson, biofisico all’Università di Toronto, ha proposto di utilizzare il laser per una «terapia fotodinamica». Di solito i dentisti per curare le infezioni delle gengive inseriscono degli antibiotici nel tessuto inciso. In alternativa, secondo Wilson, potrebbero iniettare una sostanza speciale che, attivata dal raggio laser, genera una molecola che uccide i batteri. In un test di laboratorio, questo tipo di terapia ha eliminato in 10 minuti il 99,9 per cento di Pseudomonas gengivalis, uno dei batteri che provocano le gengiviti. Il laser può essere impiegato con prospettive interessanti anche nella diagnosi. Da un paio d’anni è sul mercato un dispositivo che è di supporto ai raggi X nell’esplorazione dei denti. Funziona così: un raggio laser a bassa potenza illumina lo smalto, se questo diventa luminescente vuol dire che è in atto una degradazione batterica. Può distinguere tra macchie e piccole carie, ma non è molto preciso a causa della diffusione della luce. Per aumentarne l’efficienza, Andreas Mandelis, fisico all’Università di Toronto, sta lavorando a un detector che sfrutta, oltre la luminescenza, gli effetti termici di un raggio laser. Il calore non si diffonde come la luce, e può andare in profondità. Un detector misura l’andamento del calore, mentre contemporaneamente un sensore di luce segnala la fluorescenza. Il modo in cui viaggia attraverso il tessuto rivela se c’è una variazione di composizione, data per esempio dalla presenza di una carie. Queste informazioni combinate permettono uno sguardo tridimensionale al dente. Pare che sia un sistema più accurato degli stessi raggi X, e senza effetti collaterali. Per ora il gruppo di Mandelis lo ha testato solo su un dente estratto, ma i risultati sono stati così validi che entro cinque anni l’apparecchio potrebbe essere in commercio. La ricerca sul laser sembra aprire nuove possibilità, applicazioni. Chirurgie incruente e indolori in un ambiente sterile, diagnosi accurate e tempestive, maggiore confort per il paziente e per chi opera: le prospettive sembrano rivoluzionarie per la pratica odontoiatrica. Ma è davvero così? a proprio agio sulla POLTRONA «I progressi nella ricerca sono quasi giornalieri - dice Scarpelli - ma il laser non è quella panacea descritta dai mass media, o dall’informazione pubblicitaria non sempre corretta. Ci sono vantaggi e svantaggi e dobbiamo conoscerli. Per catturare l’interesse dei clienti, l’industria preme sui vantaggi economici dati dal risparmio di tempo e anestesia, che sono relativi, ma a un serio professionista deve interessare la qualità. E in molti casi, pur con i suoi limiti, i risultati del laser sono decisamente buoni». Il mercato italiano in questo campo è in grande espansione. L’industria cerca nuovi spazi puntando su tecnologie innovative. Dall’altra parte, ci sono i dentisti, con i loro bilanci da far quadrare, i costi e benefici da considerare, e il popolo dei pazienti, sempre in cerca del professionista migliore, più aggiornato e attento alle loro necessità, tra cui quella di trovarsi a proprio agio sulla sua poltrona. Il laser oggi non può rappresentare ancora la soluzione definitiva. Ma la ricerca va avanti, i costi delle apparecchiature possono calare, e non sembra così lontano il giorno in cui il trapano dovrà gettare le armi e lasciargli il campo libero, per un futuro soft dal dentista. Isabella Vergara