Corriere della Sera, Giuliano Zincone, 5 luglio 2002, 5 luglio 2002
«L’eutanasia è un eufemismo, perché rarissimamente la morte è davvero ”buona”. Eppure esiste una vasta e rispettabile corrente d’opinione secondo la quale è un atto di misericordia (o d’amore) avviare all’eterno riposo gli ammalati irrecuperabili, ”staccando la spina” o sopprimendoli
«L’eutanasia è un eufemismo, perché rarissimamente la morte è davvero ”buona”. Eppure esiste una vasta e rispettabile corrente d’opinione secondo la quale è un atto di misericordia (o d’amore) avviare all’eterno riposo gli ammalati irrecuperabili, ”staccando la spina” o sopprimendoli. Però, se si interrogano gli interessati, si scopre che, secondo loro, l’eutanasia è giusta per gli altri, ma che quando si tratta di subirla il discorso cambia. Questo è il risultato di una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Journal of American Medical Association. (...) Chi solleva dubbi nei confronti dell’eutanasia, viene bollato come un reazionario, come un cattolico fondamentalista o come un cuore di pietra che vuole impedire al prossimo di ”morire con dignità”, infliggendo ai moribondi uno straziante ”accanimento terapeutico”. Vorrei esporre alcune ragioni ”laiche”, per mettere in guardia i cittadini dalla rassegnazione al ”suicidio assistito”. Chiaro: se qualcuno soffre tremendamente, è logico che desideri morire. Io stesso, avendo subìto per quarantott’ore una marea di dolori atroci, sarei stato molto grato a chi m’avesse tolto di mezzo. Poi, però, una semplice fleboclisi mi ha alleviato le pene, ed eccomi qui, felice di godermi qualche fusa di gatto e qualche pastasciutta. Voglio dire che sarebbe indispensabile concentrare le ricerche nelle terapie antidolore, anziché constatare (come spesso avviene) che gli spasimi sono intollerabili, e che l’unico rimedio è l’eutanasia. (...) soffrire non è affatto ineluttabile né obbligatorio (...)». (Corriere della Sera, Giuliano Zincone, 5 luglio 2002)