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 2004  gennaio 27 Martedì calendario

«Tutti i bambini uscivano dalle case e lo seguivano incantati. Non c’era nulla che poteva fermarli

«Tutti i bambini uscivano dalle case e lo seguivano incantati. Non c’era nulla che poteva fermarli. Giunsero ai piedi di una montagna, dove improvvisamente si aprì una grande porta. Tutti i bambini vi entrarono, la porta si richiuse dietro di loro e nessuno li rivide mai più». In quest’immagine ritroviamo le paure che per secoli hanno percorso le nostre campagne entrando a far parte delle fiabe e dei racconti folclorici. Povertà, guerre, esodi di massa e mancanza di igiene favorivano la diffusione di epidemie, come la peste, capaci di eliminare la popolazione di intere città. La morte era sempre presente nell’immaginario popolare e la sua raffigurazione con la lunga falce trionfante in mezzo agli scheletri danzanti è visibile ancora oggi sulle pareti di molte chiese del Seicento. A quei tempi le possibilità di scelta erano due: o si accettava il destino con fatalismo o si ricorreva a mezzi irrazionali come l’esorcismo, la magia, la caccia alle streghe e agli untori. In questo contesto si forma e si diffonde la leggenda del pifferaio magico. Nella tranquilla cittadina di Hameln, nella Bassa Sassonia, una terribile invasione di topi, portatori della peste, avrebbe terrorizzato da un giorno all’altro la popolazione. Risultati vani tutti i tentativi di respingerli, appare un giovane ed enigmatico pifferaio, giunto chissà da dove, che si offre col suo strumento di incantare i topi e libera la città. Il giovane mantiene la promessa, ma, quando reclama la ricompensa pattuita, viene irriso dal borgomastro e dagli altri cittadini. sparirono 130 ragazzini Ecco allora che rivela il suo aspetto demoniaco e, per vendicarsi, comincia a suonare il piffero magico per le vie del borgo. Tutti i bambini, così, escono dalle case e lo seguono per un viaggio senza ritorno. Secondo studi recenti, attorno alla metà del XIV secolo un flautista si recò effettivamente nella città di Hameln, dove esiste ancora la Casa del cacciatore di topi, e scomparve con centotrenta ragazzi. A quell’epoca il cacciatore di topi era una professione. Gli storici preferiscono, però, collegare la leggenda di Hameln alla realtà economica del tempo: quando lo sviluppo mercantile della città cominciò a entrare in crisi, gli abitanti presero a migrare in massa verso i centri minerari dello Harz. I bambini con i loro corpi minuti erano minatori ideali e nelle grotte delle miniere ne scomparvero migliaia. un nuovo dioniso Il mago, il guaritore o l’indovino devono avere un’origine lontana o misteriosa: oltre che aiutarci possono anche distruggerci. In questo senso il pifferaio di Hameln incarna un ruolo millenario: è un nuovo Dioniso, il dio straniero, giovane e bello, che, secondo il mito greco, giunge a Tebe per punire i suoi governanti ottusi e razionali e incanta le donne della città, strappandole dalla vita domestica e portandole nel mondo selvaggio delle montagne e dei boschi. Il potere estatico della musica e della danza, che caratterizza Dioniso, trapassa in quella del pifferaio. Nella fiaba, inoltre, possiamo scorgere un valore iniziatico. Come in un rito di passaggio collettivo, i bambini abbandonano la loro casa e vengono inghiottiti da una grotta, che nei miti antichi simboleggia la morte temporanea dei giovani e il luogo della loro educazione iniziatica. La grotta è una sorta di paradiso, dove i bimbi crescono lontani dalle menzogne degli adulti. Ma è anche un luogo senza ritorno, un’aldilà. la crociata dei bambini Nel 1212 Papa Innocenzo III proclama la quinta crociata. Nell’esaltazione collettiva per la spedizione, si colloca uno strano episodio, appena segnalato dalle cronache dell’epoca. Un pastore di dodici anni, di nome Etienne, si presenta alla corte di Filippo Augusto re di Francia, con una lettera che afferma di aver ricevuto da Cristo in persona con l’ordine di guidare una crociata di bambini in Terra Santa. A corte Etienne viene trattato con sufficienza, ma egli intraprende ugualmente la crociata: attraversa a piedi tutta la Francia, predicando davanti alle chiese dei villaggi. In breve riesce a raccogliere un esercito di venti o trentamila tra bambini, ragazzi, poveracci e prostitute, tutti in cerca di fortuna e riscatto alla volta di Gerusalemme. A Marsiglia due mercanti, Ugo il Ferro e Guglielmo il Porco, imbarcano i crociati su sette navi e, arrivati in Egitto, li vendono come schiavi. Esiste anche una versione tedesca: sull’esempio di Etienne, nella città tedesca di Colonia si forma un’altra colonna, anche questa guidata da un ragazzo. Il suo nome era Nikolaus, che poi è lo stesso nome di Babbo Natale. L’esercito attraversa le Alpi e giunge in Italia, ma una parte si imbarca e scompare nel nulla, un’altra torna indietro e una terza si disperde. Marxiano Melotti