Fabio Caltagirone, Macchina del Tempo, settembre 2002, (n.9), 27 gennaio 2004
L’esperimento di Stanford ha mostrato come le influenze sociali agiscono su di noi, tanto da farci diventare quelli che non siamo o da farci pensare quello che non pensiamo
L’esperimento di Stanford ha mostrato come le influenze sociali agiscono su di noi, tanto da farci diventare quelli che non siamo o da farci pensare quello che non pensiamo. Allo stesso risultato sono arrivati altri studi di psicologia sociale. Solomon Asch, nel 1965, ha condotto uno studio in cui un soggetto doveva dire a quale di tre linee di diverse lunghezze fosse uguale una quarta. Le risposte risultavano corrette finché avvenivano in solitudine. Quando si era inseriti in gruppi, tutto cambiava: qui erano presenti complici dello sperimentatore che propagandavano una risposta errata a cui alla fine anche il soggetto osservato finiva per credere. Stanley Milgram, nel 1961-1962, ha studiato l’ubbidienza all’autorità. Un suo complice sedeva su una finta sedia elettrica, il soggetto osservato davanti a un’apparecchiatura: quando l’attore sulla sedia non rispondeva a certe domande, il soggetto osservato doveva somministrargli finte scariche elettriche, ritenendole vere. Nonostante le urla delle vittime, il 70 per cento dei soggetti, incitato dallo sperimentatore, somministrò scosse pesanti.