Fabio Caltagirone, Macchina del Tempo, settembre 2002, (n.9), 27 gennaio 2004
Nel 1973 Philip Zambardo condusse a Stanford (Usa) un esperimento destinato a diventare un punto di riferimento della psicologia sociale: creò un carcere finto e ci mise dentro alcuni volontari a cui aveva assegnato o la parte del prigioniero o quella del secondino
Nel 1973 Philip Zambardo condusse a Stanford (Usa) un esperimento destinato a diventare un punto di riferimento della psicologia sociale: creò un carcere finto e ci mise dentro alcuni volontari a cui aveva assegnato o la parte del prigioniero o quella del secondino. Lasciò poi che i due gruppi si comportassero normalmente, ciascuno nel suo ruolo. Si vide allora che i finti secondini agivano con una durezza simile a quella che avrebbero potuto avere dei secondini veri. E che i carcerati, anche se finti, soffrivano come dei carcerati veri. Adesso altri due studiosi, Mark McDermott e Lembit Opik, hanno replicato l’esperimento (il progetto si chiama The Experiment) in Gran Bretagna, con questa sola differenza: tutti i partecipanti sapevano di essere ripresi dalla BBC. Risultato: se nell’esperimento di Zimbardo i carcerieri si erano dimostrati dispotici, in quello di McDermott e Opik si mostrarono miti. Tanto che, dopo una rivolta, i prigionieri hanno addirittura assunto il controllo del finto carcere, trasformandolo in una sorta di comune e condividendo tutto fra loro e con i carcerieri. I ricercatori affermano di avere confutato uno dei più importanti capisaldi della psicologia sociale. Ma c’è chi non è d’accordo. L’italiana Rosaria Conte, dell’Istituto di Scienze e Tecnologie del Cnr, valuta questo test non scientifico. «Non è neanche una replica di quello di Stanford, dal momento che la situazione in cui i soggetti si sono trovati è molto diversa da quella della ricerca originale». Insomma, chi userebbe la violenza sapendo di essere visto da milioni di persone? «Inoltre» prosegue Conte «l’esperimento di Zimbardo è così famoso che i partecipanti potrebbero esserne stati condizionati». Infine mancano canoni metodologici chiari: «In base a quali test, per esempio, i soggetti sono stati scelti?». Fabio Caltagirone