Guido Romeo,Macchina del Tempo, settembre 2002, (n.9), 27 gennaio 2004
«Frenetica, congestionata, schizofrenica, delirante». così che Rem Koolhaas, direttore dell’OMA, Office for Metropolitan Architecture, definisce la città delle città, New York
«Frenetica, congestionata, schizofrenica, delirante». così che Rem Koolhaas, direttore dell’OMA, Office for Metropolitan Architecture, definisce la città delle città, New York. L’architetto olandese spiega la sua fascinazione per la megalopoli in Delirious New York (Electa, 1994), ripercorrendo la nascita e soprattutto la stagione più incandescente del pensiero urbano e architettonico che animava la ricerca del radical design degli anni Settanta. Oggi la percezione più banale è che nelle città non ci siano più luoghi di incontro e di interazione, «ma la verità» spiega Koolhaas, «è che la sparizione di questi luoghi non è altro che una reinvenzione degli stessi spazi che ne altera la forma e la funzione fino a trasformarli in ”atopie”». Per contrapposizione alle utopie, realtà possibili ma inesistenti, le ”atopie” sono luoghi reali ma con caratteri temporanei, in grado di cambiare rapidissimamente, a seconda di come evolve il contesto urbano. «La megalopoli, che possiamo considerare la forma di atopia più estrema, è stimolante. Corrisponde alla condizione tipica del mondo attuale in cui tutto è ovunque allo stesso tempo. Possiamo amare o odiare questa forma, ma si tratta della proiezione spaziale di una società in cui le idee circolano rapidissimamente, contaminandosi e arricchendosi a vicenda». Guido Romeo