Massimo Parrini, Macchina del Tempo, settembre 2002, (n.9), 27 gennaio 2004
Olusegun Obasanjo, presidente della Nigeria, dice che Lagos è come una «giungla urbana». Yima Sen, funzionario dell’Onu, avverte che la città è «seduta su una bomba a orologeria che prima o poi esploderà» e fa l’esempio di Makoko, una baraccopoli nel centro in cui vivono 30
Olusegun Obasanjo, presidente della Nigeria, dice che Lagos è come una «giungla urbana». Yima Sen, funzionario dell’Onu, avverte che la città è «seduta su una bomba a orologeria che prima o poi esploderà» e fa l’esempio di Makoko, una baraccopoli nel centro in cui vivono 30.000 immigrati provenienti da Benin, Togo, Ghana e dalla stessa Nigeria: confinante con la ricca zona di Danny Estate, in cui alloggiano uomini d’affari, politici e professionisti, conta già da 6 a 10 persone per capanna. Le latrine, tutte a cielo aperto, sono una ogni quindici persone, non c’è accesso all’acqua potabile ma quasi tutti possono usare, abusivamente, l’energia elettrica. Situazioni simili si trovano nei sobborghi di Ajegungle, Badiya, Otto. La città ha appena un medico ogni 30.000 abitanti, la maggior parte della gente vive con meno di un dollaro al giorno e la delinquenza è in aumento. Il traffico è aggravato dal fatto che non ci sono semafori, per questo è in progettazione una metropolitana. L’immondizia per le strade crea effetti devastanti anche a causa del sole tropicale, che aumenta la diffusione di malattie infettive: in molte zone della città la speranza di vita non arriva a 40 anni.