Macchina del Tempo, settembre 2002 (n.9), 27 gennaio 2004
All’alba del terzo millennio, Capri scoppia. La visitano oltre due milioni e mezzo di persone l’anno: soprattutto turismo giornaliero fatto di gruppi organizzati
All’alba del terzo millennio, Capri scoppia. La visitano oltre due milioni e mezzo di persone l’anno: soprattutto turismo giornaliero fatto di gruppi organizzati. In certe mattine estive, sul molo della Grande Marina sbarcano 13.000 ospiti che si reimbarcheranno nel pomeriggio. Nel 2001 sono entrati nella Grotta Azzurra 310.000 turisti, 63.000 sono saliti alle rovine di Villa Jovis. Giapponesi e spagnoli, russi e olandesi cercano di capire in poche ore in cosa consiste la magia caprese. Preparata per accogliere l’élite delle vacanze, l’isola non ha i servizi adatti alle folle che ne inondano le stradine. Per questo ogni tanto si parla di un nuovo porto, di una seconda funicolare che dovrebbe portare ad Anacapri, di ampliare il piccolo eliporto dell’Aviazione a Damecuta. Progetti che cozzano con una vocazione caprese assai lontana dal turismo di massa. La Capri d’inizio millennio è in Via Camerelle, strada delle grandi firme della moda che somiglia a Via Condotti di Roma e a Rodeo Drive di Los Angeles. in Via Le Botteghe, uno strettissimo percorso al centro del borgo antico che mantiene la tipicità locale. nei caffè all’aperto della Piazzetta e nella passeggiata di Tragara. , poi, nei tesori naturalistici interni all’abitato, alla Grotta Azzurra, a Villa Jovis, a San Michele di Axel Munthe. nella contraddizione: esclusiva e solitaria, la bramano le folle. L’isola custodisce un campionario della flora mediterranea: 850 varietà botaniche tra cui la buganvillea d’importazione fa la figura dell’intrusa. Nell’Oasi Barbarossa di Anacapri un gruppo di ornitologi svedesi ferma gli uccelli in migrazione, li marchia con un anello a una zampa e li rilancia in aria: è una stazione di monitoraggio. I Faraglioni nascondono il mistero della lucertola blu che portata a terra cambia colore. Dalla cima del Monte Solaro, raggiungibile con una seggiovia, si vedono con un sol colpo d’occhio i golfi di Napoli e di Salerno. Nei due paesi (Capri ed Anacapri) sopravvive l’artigianato delle pezze, cioè degli abitini estivi, dei lavori a maglia (pullover, sciarpe da donna, scazzette maschili contro l’umidità serale), dei pantaloni tagliati e cuciti in mezza giornata. Funzionano trattorie di campagna che servono specialità capresi come i ravioli pieni di caciotta, gli spaghetti alla chiummenzana, il coniglio selvatico in umido. Sarà questa, l’isola della tradizione nata nell’Ottocento, o l’isola diventata col tempo palcoscenico della mondanità di massa, testimoniata da presentatori televisivi e vallette, la Capri del futuro?