Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2004  gennaio 27 Martedì calendario

Nel 1808 una piccola forza da sbarco franco-napoletana di Gioacchino Murat conquistò Capri che era nelle mani degli inglesi «protettori» dei Borboni rifugiati a Palermo

Nel 1808 una piccola forza da sbarco franco-napoletana di Gioacchino Murat conquistò Capri che era nelle mani degli inglesi «protettori» dei Borboni rifugiati a Palermo. Ne fu nominato governatore il generale Jean Thomas, amato sull’isola: accortosi che i contadini capresi erano arretrati e che non conoscevano la patata, ne importò i tuberi e ne propagandò la coltivazione. Thomas costituì un comitato isolano per il miglioramento dell’agricoltura, iniziò a costruire strade e a distribuire terreni demaniali. Tornata la famiglia reale a Napoli, re Francesco prese l’abitudine d’andare a caccia a Capri, cosa che fece un po’ di propaganda all’isola. Cosicché, all’arrivo dei primi turisti mitteleuropei (i giovanotti del Grand Tour) Capri era dotata dell’accogliente locanda aperta dal notaio Giuseppe Pagano. E fu proprio Pagano a provocare nel 1826 la scoperta della Grotta Azzurra (i pescatori capresi la conoscevano dalla notte dei tempi) da parte del poeta di Breslavia August Kopisch che ne dette notizia al mondo. Mezzo secolo dopo, mentre i pionieri della fotografia lanciavano le cartoline di Capri puntando soprattutto su Grotta Azzurra e Faraglioni, la Locanda Pagano, prediletta dai pittori nordici, sarebbe apparsa sul Baedeker con il nome di Antico Albergo Pagano, accanto a un Albergo di Londra, un Albergo di Francia e un Albergo di Tiberio; sarebbe stato in servizio tra Napoli e Capri il battello tedesco Nixe sempre affollato e, d’estate, un bateau-salon della Norddeutsche Lloyd; le comunità dei residenti stranieri si sarebbero divise tra il caffè Zum Kater che funzionava anche da sala di lettura ed emporio in Via Vittorio Emanuele e Al vermouth di Torino in piazza. Il primo, circolo dei tedeschi; il secondo, degli inglesi. Nel costruire nel 1875 la Strada Nuova (Via Roma di oggi) venne abbattuta la cortina di case che univa il campanile della Piazzetta alla Chiesa Madre: il borgo, fino a quel momento chiuso entro la mura, ebbe così una terrazza aperta sul Golfo di Napoli. Ma verso la fine del secolo XIX i nuovi alberghi e residenze s’orientarono a Sud: nacque il Quisisana, prima sanatorio e poi albergo, per opera dello scozzese George Clark; si fabbricarono belle ville a Tragara lungo la stradina che porta ai Faraglioni. Già affezionato a Capri, il medico svedese Axel Munte s’accingeva a diventare uno dei principali testimonial dell’isola nel secolo successivo tramite un’opera di grande successo, La storia di San Michele e la bizzarra casa omonima eretta a Capodimonte di Anacapri.