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 2004  gennaio 27 Martedì calendario

Mille anni dopo, l’isola era preda di corsari musulmani, saraceni, tripolini. Volendo evitare d’esser catturati in mare e condotti schiavi in Oriente, i pescatori di aguglie erano di continuo costretti a rifugiarsi sulle alture alla pari dei contadini, degli abitanti del paese e dei monaci che intanto s’erano costruiti conventi ed eremitaggi

Mille anni dopo, l’isola era preda di corsari musulmani, saraceni, tripolini. Volendo evitare d’esser catturati in mare e condotti schiavi in Oriente, i pescatori di aguglie erano di continuo costretti a rifugiarsi sulle alture alla pari dei contadini, degli abitanti del paese e dei monaci che intanto s’erano costruiti conventi ed eremitaggi. Le mareggiate avevano spazzato via i piccoli porti romani; unico approdo rimasto, quello della Grande Marina; le difese e il sistema di servizi escogitato dai romani non esistevano più, cisterne a parte. Due veri flagelli furono per Capri nel 1500 i pirati turchi Khayr ad-Din detto Barbarossa e Dragut. Il primo arrivò dal Golfo di Napoli dopo averne saccheggiato diversi paesi costieri, penetrò in paese attraverso varchi aperti nelle mura, s’arrampicò fino ad Anacapri: un passaggio che costò, si può dire, l’annientamento della popolazione isolana. Dragut s’accanì contro la Certosa, costruita per volontà di Giovanna d’Angiò al centro dei migliori terreni isolani: la spogliò d’ogni bene e l’incendiò. Il paese chiese d’essere autorizzato ad armarsi; il viceré spagnolo glielo concesse. La piazza dalla quale, attraverso un ponte levatoio, s’usciva dal borgo (l’attuale famosa Piazzetta) divenne il luogo di raccolta nel quale le campane della Cattedrale chiamavano i paesani ogni volta che le vedette avevano avvistato flotte piratesche. Vi si sceglieva la milizia che avrebbe dovuto contrastare i turchi alla Marina. La risorsa principale della popolazione, essendo le acque intorno all’isola infestate dai corsari, era la passa delle quaglie. Gli uccelli venivano catturati in gran quantità un po’ dovunque, ma soprattutto alle Parate, che sarebbero i Due Golfi attuali. Siccome la Chiesa non aveva mezzi, le era stato concesso un diritto di decima sulle quaglie e il poverissimo vescovo doveva sopportare d’esser per giunta sbeffeggiato come «vescovo delle quaglie». Le donne allevavano bachi da seta e tessevano stoffe vendute a Napoli. I pochi viaggiatori che hanno lasciato memorie della Capri medievale la descrivono angusta, sudicia, miserabile. Trascorsa l’epoca rovinosa delle incursioni piratesche, sull’isola si contarono poco più di 300 «fuochi»: al massimo, 1.500 abitanti.