Varie, 27 gennaio 2004
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Stankovic Dejan
• Belgrado (Serbia) 11 settembre 1978. Calciatore. Dal gennaio 2004 all’Inter, ha vinto la Champions League e il Mondiale per club del 2010, gli scudetti del 2006, 2007, 2008, 2009, 2010 (il primo a tavolino) e le coppe Italia 2005, 2006, 2010, 2011. Con la Lazio vinse lo scudetto del 2000 e la coppa delle Coppe 1998/1999 • «Ha debuttato nella Stessa Rossa di Belgrado quando aveva appena sedici anni. È strano il calcio. Nella Stella Rossa Stankovic si afferma giocando in un ruolo che in Italia nessuno gli ha mai più chiesto. Faceva il regista offensivo alle spalle del centravanti e in mezzo a due ali avanzate. Quasi un secondo attaccante. Infatti segnava molto, 25 reti nelle ultime due stagioni. In Italia è stato impiegato sulla fascia e come mezzala pura, ruolo che sembrava quello della sua maturità. È bastato poi s’infortunasse Cesar per convincere Mancini a riportarlo all’ala. Stankovic è puro e misterioso, molto emotivo, capace di spaccare il mondo per amicizia e di incepparsi dentro una sola contraddizione. È di quelli che dopo cinque minuti hai già capito e conosciuto, poi dopo un anno che lo frequenti ti accorgi di non saperne niente. Non tradirà mai, ma ha messo qualche gerarchia nell’amore. Prima gli Stankovic, comunque e per sempre. Il resto viene di conseguenza e a volte giustifica tutto. [...] In Serbia dicono da tempo che giocatori come lui non ce ne sono. Un formidabile calciatore moderno, potente fisicamente e con piedi di velluto. Il paragone che viene spontaneo è Nedved, ma è una bugia. Nedved è veloce, Stankovic sfonda tutto in progressione; Nedved è agilissimo, Stankovic è un armadio. Nedved ha buona tecnica, non ottima; Stankovic sa giocare fino. È però vero che il risultato di mondi così diversi spesso è lo stesso, travolgono entrambi. Strappano le partite. Sembra che Stankovic abbia bisogno di essere felice per dare il meglio di sé. Non ha il coraggio del cinico, deve sentirsi in armonia col mondo. È un cuore impavido, dategli un buon motivo e vincerà da solo la battaglia. Altrimenti è fragile come il bambino davanti alla nutella. [...] Stankovic è un istintivo, vive di emozioni ononvive. [...] In Serbia lui è Maradona. A 18 anni era capitano della Stella Rossa, non una squadra qualsiasi. Quando la Lazio lo volle fu costretta a pagare 28 miliardi. [...] Nessun ragazzo della sua età è stato pagato tanto. Ha un tatuaggio a forma di bracciale sul braccio destro, ama il nero e le Ferrari così da avere tutto riassunto nella sua Ferrari nera, segue il basket dell’Nba, naviga su Internet alla ricerca del calcio di altri mondi, predilige le donne in minigonna a cominciare da Ana, la sua bellissima moglie. Quando entra in una stanza la illumina con la sua voglia di vivere e la sua energia. Ha la luce di un grande destino, non ancora la costanza. È come se tutti si aspettassero sempre di più da lui spingendo sempre più avanti il suo confine. Forse Stankovic deve solo trovare la guerra giusta, un buon motivo per dare sempre se stesso. Come ogni eroe imperfetto non ha mezze misure. Cerca solo l’impresa, non c’è ricordo nella normalità. In una parola, l’ideale per l’Inter, la sua nuova, la sua prima responsabilità nel mondo. Se ne farà una squadra, sarà la sua squadra. Questa è la formula. O non ce ne saranno altre» (Mario Sconcerti, “La Gazzetta dello Sport” 4/1/2004).