Varie, 27 gennaio 2004
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Sihanouk NorodomSihanouk
• SIHANOUK (Norodom Sihanouk) Phnom Penh (Cambogia) 31 ottobre 1922. Re della Cambogia, nel 2004 si dimise • «Sembrava cambiare idea ogni giorno, ma in realtà stava escogitando una tattica per garantire la sopravvivenza del paese. Sihanouk era ed è sempre stato la Cambogia. Lo era quando nel 1941 all’età di diciannove anni salì al trono, quando nel 1955 abdicò in favore di suo padre e divenne primo ministro e poi capo dello Stato, e quando nel 1970, dopo il putsch del generale Lon Nol, orchestrato dagli americani, costituì con sede a Pechino e a Pyongyang, nella Corea del Nord, un governo in esilio. Intanto la Cambogia piombava nella spirale della guerra del Vietnam. Fu allora che Sihanouk decise di schierarsi con il “mondo socialista”, o almeno così sembrò. Era una scelta sorprendente per un principe di sangue reale che era stato uno dei più strenui assertori della neutralità tra i due blocchi. Come era possibile che il principe cambogiano, appassionato di cinema, suonatore di sassofono, con una fama di play-boy e di gaudente, potesse essere amico di Mao Zedong e di Kim Il Sung? Eppure i due grandi capi del comunismo asiatico lo accolsero con tutti gli onori, Mao gli assegnò come residenza l’ex sede dell’ambasciata di Francia a Pechino, Kim Il Sung fece costruire a Pyongyang un palazzo apposta per lui. Una volta Sihanouk li definì, con un velo di ironia “due leader comunisti regali”, ma c’erano anche leader comunisti assai meno regali come il cambogiano Pol Pot. Quando nel 1975 Sihanouk tornò a Phnom Penh cedendo alle pressioni di Pechino che lo spingeva a formare un governo di coalizione con i Khmer rossi che avevano rovesciato il regime filo-americano di Lon Nol, Pol Pot lo tenne prigioniero, agli arresti domiciliari, per tre anni; fece uccidere cinque dei suoi figli mentre altri tre sparirono nei “killing fields”, le loro ossa confuse con quelle di centinaia di migliaia di cambogiani. Sembrò allora che Sihanouk fosse giunto alla fine della sua storia ma nel 1979 ecco un’altra scelta imprevedibile: quando l’esercito del Vietnam, unificato e decisamente comunista, attacca i suoi ex - alleati Khmer rossi occupando la Cambogia ma di fatto liberandola da una sanguinaria dittatura, Sihanouk si mette alla testa di una coalizione anti-vietnamita insieme al suo carceriere Pol Pot, e riesce a ottenere il riconoscimento ufficiale delle Nazioni Unite. Da allora ha continuato a tenersi in bilico sulla corda riuscendo a tessere a Parigi, New York, Pechino, Pyongyang, Tokyo, Pattaya, la rete di salvataggio per la Cambogia: prima il cessate il fuoco, poi il ritiro delle truppe vietnamite, infine un accordo di pace fra fazioni in lotta e libere elezioni democratiche. Tutto è andato come Sihanouk era riuscito a concordare, l’unica sorpresa è stata che i cambogiani lo hanno voluto di nuovo re e lui ha dichiarato di essere disposto a assumere qualsiasi carica per il bene del suo popolo, a diventare un presidente all’americana o un monarca. [...]» (Renata Pisu, “la Repubblica” 8/10/2004) • «Negli Anni 80 a Parigi al Théâtre du Soleil, Ariane Mnoukhine allestì uno spettacolo dal titolo La storia terribile e incompiuta di Norodom Sihanouk, re della Cambogia. Lui, “il principe rosso”, era tra il pubblico ed esibiva quel sorriso che gli amici consideravano la prova della sua straordinaria genialità politica e i nemici la maschera del voltagabbana. Il sipario calava su un monologo del protagonista: “Ho vissuto tutto, ottenuto tutto, perduto tutto. Mi sono sbagliato, ho avuto ragione. Ho mentito e detto la verità. E adesso sono seduto all’inizio del tempo: se avranno ancora bisogno di me, mi troveranno”. Sono passati vent’anni e questo staordinario equilibrista del potere che è stato monarca, presidente, comunista, alleato e contemporaneamente vittima dei più forsennati assassini del secolo appena trascorso, regna placido su un Paese che cerca di cancellare le cicatrici del passato. I suoi sudditi che lo amano perchè avversari e alleati sono stati sempre molto peggiori di lui, per incontrarlo non devono più salire le scalinate del palazzo reale di Chakdomukh che specchia le cupole d’oro nelle acque pigre del Mekong. Devono solo fare clik sul mouse di un computer: www.Norodomsihanouk.info e ‘Samdech Euv”, il signore papà come lo chiamano con affettuoso cameratismo forse per orizzontarsi nel guazzabuglio di titoli e di esecrazioni della sua ingarbugliata carriera, emerge con signorilità dal sontuoso sito regale. Non è un dettaglio propagandistico. È lo strumento con cui esercita quotidianamente e materialmente il suo potere. In un Paese poverissimo è nata la prima monarchia informatica della storia. Il geniale monarca usa la Rete con la stessa astuta abilità con cui i suoi antenati sfruttavano le udienze fastose, i cortei, le cerimonie sacre, le parate militari, le leggende, i miti. Ogni giorno le sue attività pubbliche e private vengono raccontate in diretta con foto scritti battute curiosità, una regale curiosissima web-cam trasforma il Palazzo in una stanza aperta e ne conserva la memoria con lo stesso puntiglio dei ponderosi volumi degli storici di corte. [...] Molto è cambiato da quando i coriacei rivoluzionari di Hanoi usavano la Cambogia come una retrovia. Il Khémarin, la sala riservata agli ospiti illustri, risplende di marmi immacolati, difficile perfino ricordare i tempi in cui la Cambogia era un “killing field” e i khmer rossi avevano trasformato il palazzo per spregio in una stalla. Altri tempi, meglio non rammentare. Ora Sihanouk regna e governa, ad Hanoi aspettano con le braccia aperte come un figliol prodigo Cao Ky, che comandava l’esercito dei collaborazionasti del Sud; e la lite più accesa con gli americani riguarda il problema dei dazi sui calamaretti vietnamiti. Cliccando si possono ascoltare tutte le canzoni che il re ha composto nella sua carriera di virtuoso del sassofono, anche la serenata dedicata alla moglie principessa Monique, che fece eseguire il primo settembre del 1966 durante un concerto a palazzo in onore del generale De Gaulle. Se volete potete scaricare i film che Sihanouk nel suo sovrano trasformismo ha diretto in gioventù, quando si spettegolava sulla veranda del Café de la Rotonde e Phnom Penh era una elegante replica di Parigi. Allora era un giovanotto elegante, che portava cravatte di seta e incantava con la stessa abilità monaci buddisti e Jacqueline Kennedy. Ma ai sudditi piace soprattutto cliccare alla voce “attività reali”: e qui compaiono pagine fitte di una scrittuta elegante, quasi come il francese perfetto in cui sono redatte e come le cravatte di seta con cui faceva strage di cuori di ragazze e di ospiti illustri da Tito a Jacqueline Kennedy: riflessioni quasi private, lettere, articoli di giornale fittamente appuntati, appelli e consigli scritti con l‘umile famigliarità, l’arguta saggezza di un vicino di casa, di un nonno affettuoso. La memoria del sito si ferma al ‘93. Quello che è accaduto prima - genocidi, guerre, alleanze e inimicizie imposte dalla Storia - meglio non rammentarle. Il primo re informatico della Storia sarà probabilmente ricordato come il Prudente» (“La Stampa” 11/1/2004).