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 2004  gennaio 27 Martedì calendario

MANNUCCI

MANNUCCI Lucia Bologna 18 maggio 1920. Cantante. Membro del quartetto Cetra. Col marito Virgilio Savona • «[...] nota femminile del mitico Quartetto Cetra. Compagna di musica e d’avventura di Felice Chiusano, Tata Giacobetti e Virgilio Savona, che nel 1944 diventa suo marito. Quando Lucia, detta Cia, ha 21 anni ha già cambiato tre città (Bologna, Milano, Roma), ma non la passione per la musica. Sono gli Anni 40, quelli della guerra, della borsa nera, del cinema di Bragaglia, di Camerini, dei telefoni bianchi, di Vittorio De Sica, di Parlami d’amore Mariù , del trionfo della radio. Di quando Cia canta Ho un sassolino nella scarpa, Notte e dì, Caro papà. Nel 1942 parte per una lunga tournée con il maestro Semprini e la sua Grande Orchestra Ritmo Sinfonica. L’anno successivo si ritrova in scena con Totò, Elena Giusti, Natalino Otto, Gorni Kramer, e con il Quartetto Cetra, allora formato da Chiusano, Giacobetti, Savona e da quell’Enrico De Angelis che le avrebbe lasciato il posto quattro anni dopo. Infatti, nell’ottobre del ’47, al Teatro delle Arti di Roma, Lucia Mannucci diventa la vocalist dei Cetra. Non è bellissima, Cia. Ma è carina, spiritosa, e sobria. Niente lustrini e paillettes, neppure un decolleté audace in scena, così come nella realtà evita il chiasso e la mondanità. E nei Cinquanta diventa un modello per le anti-Loren, che si pettinano - taglio corto e poco cotonato - e si vestono come lei. Lei, la vocalist del Quartetto più sorridente del Paese. Lei che nel ’58, interpreta Donna, il brano clou della rivista Un trapezio per Lisistrata. Lei che, senza i Cetra incide decine e decine di canzoni, firmate da nomi come Kramer, Gaber, lei stessa (da Vetrine a I tigrotti della giungla a L’amore non ha tempo). Lei che ripete: ” vero: riesco a cantare da sola... Ma mi diverto di più a farlo con Felice, Tata e Virgilio”. Ironiche e nostalgiche, spensierate e maliziose, le loro canzoni entrano di diritto nella Storia. Intramontabili hit come Un vecchio palco della Scala, Un bacio a mezzanotte, La vecchia fattoria, fischiettate, cantate, ballate e consumate a oltranza. Ma Cia e i Cetra non sono soltanto voci. E quando la tv arriva in Italia, il Quartetto entra dentro quella meraviglia, che con il futuro si sarebbe appannata di oscurantismo. E diventa protagonista nella leggendaria Rai di Studio 1. Cia e soci interpretano classici come Il conte di Montecristo, I tre moschiettieri, Via col vento, Il dottor Jeckyll e mister Hyde, l’Odissea (addirittura), tutti rivisitati, ”scorretti” in allegra parodia e trasformati in musical da quel mostro di Antonello Falqui. I Cetra resistono al tempo e ai tempi. Forti di un’ironia sottile, goliardica, scanzonata. Non invecchiano nemmeno quando scoppia la Contestazione generale e la loro Vecchia America fa a pugni con quella nuova, dura e arrabbiata che protesta contro la guerra del Vietnam e predica il libero amore. Non si adeguano, i Cetra. E forse proprio per questo vincono a lunga scadenza, restando portabandiera della tradizione, del garbo e della leggerezza. Fino al 1988, quando scompare Tata Giacobetti, seguito nel ’90 da Felice Chiusano. [...]» (Micaela Urbano, ”Il Messaggero” 16/5/2005). «Lucia è scoperta prima della guerra da Rabagliati [...] Veniva dall’Accademia d’arte drammatica, dai corsi di educazione della voce di Silvio D’Amico, allievi Gassman, Manfredi, Bice Valori, Paolo Panelli. ”Volevo cantare. Tento un’audizione all’Eiar. Nulla. Allora mando a papà un dischetto di cartone con due canzoni. Lui lo ascolta in un negozio di fonografi, in Galleria. Entra Rabagliati: ’Ma chi l’è questa qui?’. Così mi telefona. ’Sono Rabagliati’. ’Sì, mio nonno’. Ho chiuso. Ha richiamato”. [...]» (Aldo Cazzullo, ”Corriere della Sera” 31/12/2003).