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 2004  gennaio 25 Domenica calendario

Oggi, grazie alle moderne tecnologie chimiche e meccaniche, per ogni ettaro coltivato a riso sono necessarie, in media, 50 ore di lavoro

Oggi, grazie alle moderne tecnologie chimiche e meccaniche, per ogni ettaro coltivato a riso sono necessarie, in media, 50 ore di lavoro. Fino agli anni Cinquanta, però, le ore richieste per ogni ettaro erano oltre mille. Questa enorme mole di lavoro, tra marzo e ottobre, richiamava nelle risaie italiane oltre 250mila persone per la preparazione dei terreni, l’inondazione, la semina, la monda, la mietitura. Le braccianti provenivano da Lombardia, Emilia, Veneto; gente di risaia che contava sul riso per incrementare il reddito familiare; mondine, divenute ormai figure indelebili della storia d’Italia. Chine in acqua per intere giornate, il loro compito era quello di estirpare le erbe infestanti che minacciavano il cereale. Erano donne di tutte le età che, a partire dalla fine di maggio, si riversavano nella pianura padana, nel Novarese, nel Vercellese, nel Pavese, per condividere circa un mese di faticoso lavoro. Alloggiate nella casa colonica delle fattorie dove prestavano la loro opera, la giornata delle mondine cominciava all’alba. CANTI D’AMORE E DI PROTESTA Grandi cappelli per ripararsi dal sole, calze senza piedi per proteggersi da insetti e bisce d’acqua, gonne arrotolate sui fianchi, le mondariso procedevano fianco a fianco, mani e piedi immersi nell’acqua. La stagione di monda era per molte donne anche un’occasione di emancipazione, la prima uscita dal paese e dalla famiglia. Nei racconti delle mondine non mancano mai le serate sull’aia, dove ci si ritrovava a ballare e cantare. Cantavano le mondine, forse per dimenticare la durezza del lavoro che erano chiamate a svolgere, ma anche per tenere il ritmo le une di fianco alle altre: canti sulle cronache di risaia, ballate popolari che raccontavano di amore, ma anche canti di protesta contro lo sfruttamento del padrone «da li beli braghi bianchi», cioè elegante. C’è chi dice che ”Bella ciao” sia stato un canto delle mondine poi rimaneggiato durante la Resistenza: «Questa mattina appena alzata / o bella ciao..../ in risaia mi tocca andar. E tra gli insetti e le zanzare / o bella ciao... / un dur lavoro mi tocca far». In ogni caso, le rivendicazioni salariali nei primi del Novecento portarono ad agitazioni e scioperi, in cui le donne ebbero un ruolo di primo piano. Tali conflitti ebbero l’apice nel 1906 e alla fine portarono ai primi contratti collettivi che fissavano la giornata lavorativa in otto ore. Oggi, il mondo del riso italiano è completamente cambiato. Le ultime mondine sopravvivono nelle aziende di tipo familiare, che però sono svantaggiate rispetto alle grandi aziende. L’offerta, divenuta eccessiva rispetto ai consumi (seppure questi stiano crescendo) ha portato a una crisi del settore. Il prodotto italiano e, in generale, quello europeo sono poco competitivi rispetto alle produzioni intensive nordamericane e del sudest asiatico. E la strada della completa liberalizzazione accordata ai Paesi meno avanzati intrapresa dall’Ue potrebbe avere un effetto drammatico sul mercato interno del riso. Il rischio è che i risicoltori italiani decidano di abbandonare questo cereale per passare a colture asciutte più redditizie. La perdita sarebbe enorme non solo per la scomparsa di prodotti tipici italiani, ma, anche per le conseguenze naturalistiche: le risaie sono gli habitat di molte specie di uccelli e di insetti.