Fabiana Fini e Isabella Vergara Macchina del Tempo, ottobre 2002 (n.10), 25 gennaio 2004
Oltre alla scienza, anche il cinema non si è lasciato sfuggire un tema così ricco e affascinante come il riso
Oltre alla scienza, anche il cinema non si è lasciato sfuggire un tema così ricco e affascinante come il riso. In ”Riso amaro” (foto) del 1948, con l’indimenticabile attrice Silvana Mangano, il regista Giuseppe De Santis regalò un crudo ritratto dell’Italia contadina del Dopoguerra. Nominato all’Oscar nel 1951 per il miglior soggetto, è un melodramma appassionato girato nella Piana di Vercelli. La Mangano è Silvana, una sensuale mondina in partenza con il treno alla volta della pianura del riso. La donna si imbatte in una coppia di ladri, Walter (Vittorio Gassman) e Francesca (Doris Dowling), inseguiti dalla polizia perché avevano rubato una collana. Silvana inganna la ladra, sottraendole la collana e le attenzioni di Walter, di cui diventa amante e complice. Dopo aver scoperto che la collana è falsa, il farabutto decide di rubare il riso accumulato nei magazzini. Silvana ha il compito di allagare piantagione per creare un diversivo. In un tragico duello finale Silvana sparerà all’amante per poi uccidersi gettandosi da un’impalcatura. Girato nell’ambiente delle mondariso è anche ”La risaia” del 1956, di Raffaello Matarazzo. Protagonista, ancora una volta, una sfortunata mondina, interpretata da Elsa Martinelli, figlia - a sua insaputa - di un ricco signore e insidiata da un giovane seduttore. Tra i film esteri, lo svedese ”En handfull ris” (’Un pugno di riso”) di Pál Fejös e Gunnar Skoglund (1940), un omaggio al riso; il tedesco ”Il canto dei fiumi” di Joris Ivens e Vladimir Pozner (1954), sulla lotta dei lavoratori in una risaia del Vietnam; il giapponese ”L’isola nuda” di Kaneto Shindô (1962), sulle condizioni disumane dei lavoratori del riso.