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 2004  gennaio 25 Domenica calendario

IIl 5 aprile la rivista americana ”Science” pubblica la mappa del Dna delle due principali sottospecie di riso: l’indica, la più coltivata in Asia e la japonica, comune anche in Italia

IIl 5 aprile la rivista americana ”Science” pubblica la mappa del Dna delle due principali sottospecie di riso: l’indica, la più coltivata in Asia e la japonica, comune anche in Italia. è l’inizio di una nuova era per le scienze agricole, così come lo fu nel 2001 la pubblicazione della mappa del genoma umano per quelle biologiche. E rinfocolano le polemiche sugli organismi geneticamente modificati: gli oppositori denunciano spregiudicati interessi industriali in questo campo, e i sostenitori accolgono il genoma di Oriza sativa come un contributo alla soluzione della fame nel mondo. La verità sta nel mezzo. Anche se il lodevole obiettivo di ridurre i morti per fame probabilmente non può essere risolto con le sole biotecnologie, la scoperta è rilevante. Con la mappa del Dna si potranno identificare i tratti genetici che determinano la resistenza a malattie ambientali, o caratteristiche quali la germinazione e la fioritura, allo scopo di creare piante più forti. Ma le implicazioni si estendono ben oltre il riso, fornendo un modello per l’interpretazione del patrimonio genetico di altre piante alla base della nostra dieta: soprattutto i cereali, che hanno gli stessi geni del riso, seppure con più Dna. A ricavare la mappa genetica della japonica è stato il colosso agroalimentare svizzero Syngenta, mentre quella dell’indica è stata prodotta dal gruppo pubblico del Beijing Genomics Institute, con base a Pechino, sotto la guida del ricercatore cinese Yang Huanming. Si tratta di bozze incomplete, ma molto informative. La Syngenta è arrivata a coprire il 93% dei 420 milioni di basi nucleotidiche (i mattoni del Dna), con un alto livello di precisione. Secondo i ricercatori svizzeri i geni sarebbero tra 32.000 e 50.000, mentre per il gruppo di Pechino tra 46.000 e 56.000: le stime dovrebbero convergere col procedere dei lavori. Il gruppo del Beijing ha concluso che nel riso ogni gene porta alla formazione di una singola proteina, a differenza dei geni umani che di solito codificano per più di una. SEQUENZE E COMPUTER Dal gruppo privato, invece, arriva la conferma dell’omologia tra il genoma del riso e di altri cereali: nella japonica c’è la maggior parte delle proteine di mais, frumento e orzo. Entrambi hanno adottato il metodo di sequenziamento Whole genome shotgun, inventato da Craig Venter: il genoma viene spezzato in frammenti, poi sequenziati da potenti computer. è una tecnica molto veloce ma poco accurata. La pubblicazione delle due bozze ha innervosito, tra gli altri, i ricercatori impegnati dal 1997 nel Progetto internazionale per il sequenziamento del riso - dieci Paesi membri - che temono il dileguarsi dei finanziatori ora che l’obiettivo è stato quasi raggiunto. E sarebbe un peccato, visto che hanno già depositato più della metà del genoma in banche dati pubbliche. Ma i membri del Progetto non si sono dati per vinti, e forti della loro tecnica tradizionale, lenta ma molto più precisa, contano di ultimare la sequenza entro quest’anno. I dati della Syngenta non sono del tutto accessibili: a fini di ricerca, si può chiedere un cd-rom con la sequenza, o scaricare fino a 10.000 basi al giorno dal suo sito web, a patto di non avere intenti commerciali. Il gruppo di Pechino ha invece messo a disposizione la sua bozza in una banca dati pubblica, condividendo i risultati con la comunità scientifica.