Fabiana Fini e Isabella Vergara Macchina del Tempo, ottobre 2002 (n.10), 25 gennaio 2004
Primo produttore di riso in Europa, il nostro Paese si sta affermando anche nella ricerca scientifica
Primo produttore di riso in Europa, il nostro Paese si sta affermando anche nella ricerca scientifica. Proprio in Italia, a Torino, nel mese di giugno, 170 ricercatori provenienti da tutto il mondo si sono riuniti al convegno ”Riceuconf” per fare il punto della situazione. La parola più usata e discussa è stata biotech: l’ultima frontiera per difendere alcune varietà di riso dall’estinzione, ma soprattutto per crearne di più resistenti e produttive. E l’Italia in questo campo è all’avanguardia. Coordinatrice della tavola rotonda è stata l’italiana Elisabetta Lupotto, ricercatrice della sezione di Bergamo dell’Istituto sperimentale di cerealicoltura di Vercelli, nonché responsabile del progetto ”Eurice”, finanziato dalla Commissione europea. ’Eurice”, nove Paesi membri coinvolti, intende risolvere una delle peggiori sciagure per i risicoltori: il temibile brusone (nome scientifico: Piricularia oryzae), un aggressivo fungo patogeno del riso. Quest’organismo può attaccare la pianta giovane, oppure, quando diventa adulta, lo stelo della pannocchia. «è una vera calamità» spiega la Lupotto «alimentata in Europa dal largo utilizzo dei concimi azotati, oltre che dal clima caldo-umido indotto dall’effetto serra. I metodi classici di miglioramento genetico hanno fallito. Non resta che tentare un’altra via: creare piante che si autodifendano dagli attacchi del fungo». Il progetto è al suo secondo anno, durerà fino a dicembre del 2003, e già le prime piantine modificate sono in campo, nel Vercellese. Trattandosi di Ogm (Organismi geneticamente modificati), la sperimentazione è stata avviata solo dopo l’autorizzazione dei ministeri della Salute e Politiche Agricole. Il gruppo italiano ha trasformato le piantine di riso con un gene tratto dal mais. La proteina, nota come b32, ha proprietà antifungine. Agisce impedendo al fungo di sintetizzare le sue proteine. COLTIVAZIONI BIO «Vogliamo arrivare a realizzare piante di riso nelle quali il gene si manifesti solo se il patogeno entra in azione» dice la Lupotto. «E addirittura che sia attivo solo nella pianta, e non nel granello. Valuteremo quindi la resistenza delle piante modificate comparandola con quelle prive del gene. I primi risultati li avremo entro dicembre di quest’anno». Ma in Italia esistono anche altre linee di ricerca. L’Ente Nazionale Risi, in cui sono raggruppate tutte le componenti della filiera del riso mira ad incrementare «la produttività e la qualità», spiega il direttore dell’Ente, Fabrizio Tabacchi. «Ma anche migliorare le tecniche di coltivazione e ridurre l’impatto ambientale limitando l’uso di acqua e le emissioni naturali di metano delle risaie. Si sperimentano nuovi sistemi per combattere le erbe infestanti, patologie fungine e insetti, fertilizzanti più efficaci e eco-compatibili. Sta prendendo piede inoltre la coltivazione con metodo biologico, oggetto di una ricerca finanziata anche dalla Regione Lombardia». Ma alla fine a farla da padrone sono sempre le richieste delle industrie e le esigenze del mercato, puntualizza Salvatore Russo, direttore dell’Istituto di cerealicoltura di Vercelli. «Negli ultimi anni sono state create varietà molto produttive, ma in generale nelle risaie resistono il tradizionale vialone nano, il barilla, il S. Andrea, o il carnaroli. Le industrie preferiscono affidarsi ai nomi più noti, e non rischiano molto con nuove varietà sconosciute che potrebbero rimanere invendute. La sfida oggi è creare risi competitivi all’estero. Il nostro Paese esporta il 60 per cento della sua produzione, di cui metà in Europa. Negli ultimi anni si sono affermate varietà di tipo indica (a granello lungo e stretto) come il thaibonnet e gladio, richieste dai Paesi dell’Europa settentrionale, dove vengono utilizzate come contorno. E poi ci sono gli orientali, che pretendono i loro risi profumati. Per questo stiamo cominciando a creare varietà che assomigliano a quelle di tipo indica, anche se non lo sono». I risi aromatici, profumati per la presenza di acetil-1-pirrolina, si stanno diffondendo anche in Italia con le varietà gange e fragrance. La difficile situazione del mercato ha comportato poi la ricerca di particolari nicchie, come ad esempio la produzione di risi colorati, tra i quali il più noto è il venere, a pericarpo nero e leggermente aromatico, ormai abbastanza conosciuto anche dai consumatori.