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 2004  gennaio 25 Domenica calendario

Dopo il frumento, è la principale specie alimentare per il genere umano. Per oltre un terzo della popolazione mondiale rappresenta la principale fonte giornaliera di calorie

Dopo il frumento, è la principale specie alimentare per il genere umano. Per oltre un terzo della popolazione mondiale rappresenta la principale fonte giornaliera di calorie. coltivato su tutto il globo terrestre, dall’India al Brasile, dalle fredde colline Himalayane ai deserti egiziani, eccezion fatta per l’Antartide. Ma di piante, sul ghiaccio, ne crescono poche. Il riso appartiene alle graminacee, come il frumento, l’orzo, il mais, e la specie più coltivata si chiama Oryza sativa. Insieme al frumento, è il cereale più diffuso al mondo. Il suo enorme successo è dovuto alla generosità del raccolto e alla possibilità di farlo crescere in un terreno allagato. La pianta del riso, infatti, è in grado di vivere con le radici sott’acqua, grazie ad un sistema di canali aeriferi che dalle foglie trasportano l’ossigeno alle radici. Per oltre il 90 per cento, il riso è prodotto nei Paesi asiatici, quasi tutto consumato dagli stessi contadini che lo coltivano. Solo il 3 per cento è destinato ai mercati internazionali. Nel 2001, Europa, Stati Uniti e Australia sono stati responsabili di poco più del 2 per cento della produzione mondiale, il Sud America di circa il 4 per cento e l’Africa di quasi il 3. Negli ultimi 15 anni la sua coltura si è estesa notevolmente, arrivando a 155 milioni di ettari nel 2001. Negli stessi anni la produzione è aumentata del 44 per cento fino ai 593 milioni di tonnellate del 2001. Ma, nonostante questi dati, il timore è che, presto, il riso possa non bastare più per tutti. «C’è una crescente preoccupazione riguardo al fatto che i metodi attuali di produzione di riso non soddisfino le necessità e che non riescano a contribuire ad alleviare la povertà rurale e a minimizzare il degrado ambientale». Il grido di allarme sul futuro del riso non può giungere più chiaro dalla dichiarazione preliminare della Commissione internazionale sul riso, riunita in Thailandia nel luglio di quest’anno. MENO TERRA DA COLTIVARE Ogni giorno circa 250mila persone si aggiungono alla popolazione del globo. Molte di queste nascono in povertà e, probabilmente, dipenderanno dalla produzione di riso per il cibo, il reddito e l’impiego. Secondo le stime, nei prossimi 25 anni la domanda di riso crescerà del 65 per cento nelle Filippine, del 51 per cento in Bangladesh, del 46 per cento in India e Vietnam. Saremo in grado di produrre abbastanza riso? Secondo i dati dell’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura, la Fao, il tasso di crescita del rendimento del riso è calato dal 2,3 per cento annuo degli anni ’80 al 1,1 per cento degli anni ’90. «La produttività del riso cresce oggi a un tasso inferiore di quello toccato durante l’apice della Rivoluzione verde», avverte l’esperto Fao Dat Tran. E, se nel passato le soluzioni sono state quelle di aumentare l’estensione dei terreni coltivati, di irrigare in modo più efficace, di impiegare più fertilizzanti, oggi queste strade non sono più percorribili. In Asia, le possibilità di espansione dei terreni arabili sono limitate e sempre più spazio viene occupato dalle industrie, dalle strade, dalle case, dai parcheggi. Nella sola Giava, 30mila ettari di terra agricola spariscono ogni anno. Certo, in Africa e in Sud America ci sono ancora aree disponibili adatte alla coltivazione del riso. Ma i costi di trasporto e di commercializzazione lo renderanno ancora accessibile a chi ne ha più bisogno? Lo sfruttamento dell’acqua è già intensivo. E si pone un altro problema: chi coltiverà il riso? Sempre più persone abbandonano le campagne per recarsi nelle città, inseguendo l’opportunità di migliori guadagni, e il paesaggio rurale è sempre più popolato da anziani, donne e bambini. I problemi non finiscono qui. I metodi attuali di intensificazione della produzione di riso hanno causato danni considerevoli all’ambiente e alle risorse naturali: l’inquinamento dell’acqua, i rischi alla salute umana dovuti all’uso eccessivo di fertilizzanti e pesticidi e l’emissione di gas a effetto serra. L’uniformità genetica delle varietà di riso moderno, poi, può rendere i raccolti più vulnerabili agli organismi nocivi e alle malattie. Se ci deve essere abbastanza riso nelle ciotole, la sfida per il futuro è tutt’altro che semplice: bisogna aumentare la produttività del riso senza ulteriore erosione genetica e senza danni per l’ambiente.