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 2004  gennaio 25 Domenica calendario

Dagli oculi de vitro cum capsula del duecentesco filosofo inglese Ruggero Bacone a oggi la conoscenza dei mezzi per correggere la vista ha fatto passi da gigante

Dagli oculi de vitro cum capsula del duecentesco filosofo inglese Ruggero Bacone a oggi la conoscenza dei mezzi per correggere la vista ha fatto passi da gigante. Negli ultimi tempi sono stati scoperti nuovi strumenti per migliorare le facoltà visive: le lenti a contatto che incorporano gli occhiali all’occhio, il laser chirurgico, che può avere dei risultati eccezionali per alcune patologie. E infine la ginnastica oculare che può migliorare le facoltà visive ma - sostengono gli oculisti - solo per periodi limitati di tempo. Tutte queste soluzioni alternative agli occhiali hanno un punto in comune: correggono o curano un gruppo specifico delle possibili patologie oculari, i vizi di rifrazione, ovvero le ametropie. presbiopia, CONDANNA DOPO I 40 Si tratta di un insieme di difetti dovuti alla conformazione dell’occhio - maggiore o minore lunghezza del bulbo oculare, anomalie della curvatura del cristallino o della cornea - tali che i raggi luminosi che arrivano all’occhio non vanno a fuoco sulla retina. I vizi di rifrazione più comuni sono la miopia e l’ipermetropia. L’astigmatismo è un vizio di rifrazione più raro, che può presentarsi da solo oppure sommarsi alla miopia o all’ipermetropia. A questi problemi può aggiungersi anche la presbiopia, una disfunzione dell’occhio dovuta all’eccessiva rigidità del cristallino che non modifica sufficientemente il suo raggio di curvatura e non consente di mettere a fuoco correttamente gli oggetti. un vizio che colpisce quasi tutti dopo i 40 anni. Quali possibilità si offrono a una persona che non desidera portare degli occhiali? Anzitutto si può far ricorso alle lenti a contatto che sono soprattutto un mezzo correttivo per una vista imperfetta e, in rari casi, uno strumento curativo. Le lenti hanno due vantaggi rispetto agli occhiali: non modificano la dimensione delle immagini e non riducono il campo visivo utile dell’occhio, visto che non c’è distanza tra lente e cornea. Inoltre, possono risolvere quasi tutti i problemi di vista più comuni, ovvero la miopia, l’ipermetropia e l’astigmatismo e alcuni casi di presbiopia. Oggi le lenti rigide di materiale plastico rigido PMMA (Polimetilmetacrilato Altuglas) non si usano praticamente più, sostituite dalle lenti RGP, ovvero Rigide Gas Permeabili e dalle cosiddette lenti morbide, realizzate con materiali plastici molto duttili e resistenti. Qualunque sia il tipo di lente, rimane il problema dell’anossia, ovvero l’assenza di ossigeno, che può rendere ancora più fragile la cornea fino a provocarle delle piccole ulcere, che si cicatrizzano dopo parecchie settimane. La novità è rappresentata dalle lenti a indossabilità prolungata: possono essere tenute sugli occhi ininterrottamente per una settimana, visto che anche durante il sonno consentono alla cornea di essere lubrificata e ossigenata. Inoltre la Food and Drug Administration, l’organismo statunitense che vigila sull’igiene dei prodotti alimentari e medici, ha recentemente omologato un tipo di lenti realizzato con silicone idrogel, che può essere portato per ben trenta giorni e trenta notti. scolpiRE con la luce Ben diversa, invece, l’efficacia del laser chirurgico. Si tratta, in linea di principio, di una soluzione definitiva, che non necessita di alcun trattamento di successivo di mantenimento. Esistono due tipi principali di trattamenti laser. Il primo consiste nella cheratotomia radiale, che serve a curare le miopie. Il chirurgo provoca con il laser una serie di piccole incisioni radiali (ovvero orientate dal centro al bordo esterno) sulla cornea. Quest’ultima finisce con lo schiacciarsi e si avvicina quindi alla retina, permettendo così di mettere a fuoco correttamente le immagini. Questo tipo di intervento, però, è ormai considerato superato perché non dà risultati stabili: il difetto della vista rischia di ripresentarsi a distanza di qualche tempo, dato che il tessuto corneale si indebolisce perché non più integro. Inoltre, le incisioni realizzate dalla mano del chirurgo per quanto esperta, non possono essere precise al millesimo di millimetro. Oggi, invece, stanno diffondendosi tre tipi di intervento, tutti basati sull’impiego del laser ad eccimeri: un tipo di laser che, emettendo energia, vaporizza il tessuto che colpisce, permettendo di rimodellare la forma della cornea. Le tecniche sono la Prk (cheratectomia fotorefrattiva), la Lasik (laser cheretomileusi intrastomale) e la Lasek (laser cheratomileusi epiteliale). «La Prk - spiega Marco Azzolini, dirigente medico alla clinica oculistica dell’ospedale San Gerardo di Monza - prevede l’asportazione meccanica dell’epitelio, la parte superficiale della cornea. Con la Lasik si crea un’incisione fino allo stoma, lo strato di tessuto immediatamente sottostante all’epitelio. con la Lasek, infine, si crea un lembo per sollevare il solo strato epiteliale. Con queste tre tecniche, la struttura della cornea resta integra: viene soltanto rimodellata dal laser. Perciò, rispetto alla cheratotomia, i risultati sono duraturi e la precisione è maggiore». L’intervento, svolto con anestesia topica (gocce di collirio anestetizzante) dura al massimo 15 minuti. Con un’importante novità nel decorso post-operatorio: non è più necessario bendare l’occhio operato per le 48 ore successive all’intervento. «Al paziente - aggiunge Azzolini - viene applicata una lente a contatto terapeutica, che svolge una funzione protettiva quando il tessuto superficiale sia stato rimosso, come nelle tecniche Prk e Lasek. Nel giro di tre giorni il tessuto si rigenera e queste lenti a contatto vengono rimosse dal chirurgo». In un periodo che può variare da 15 giorni a tre mesi, il paziente recupera la vista anche fino a 10/10. Con il laser a eccimeri si può trasformare la cornea in una lente dotata delle caratteristiche che si desiderano, correggendo così efficacemente problemi come la miopia, l’ipermetropia e l’astigmatismo, che colpiscono un italiano su tre. Ma non sempre questo intervento è indicato o possibile: «La valutazione - conclude Azzolini - spetta sempre all’oculista. In generale, l’intervento non va fatto prima dei 20 anni ed oltre i 60, ed in presenza di altre patologie oculari (cataratta o glaucoma, ad esempio). Il laser è sconsigliato per difetti al di sopra delle 10 diottrie di miopia e sopra le 5 di ipermetropia: l’intervento scaverebbe troppo la cornea, causando cicatrici anomale con conseguenti difficoltà visive». Come tutti gli interventi chirurgici, inoltre, anche quello con il laser non è del tutto privo di rischi: sia a causa di errori nella selezione del paziente, che di errori chirurgici o di complicanze post-operatorie. La più frequente (seppur nell’ordine del 3-4 per cento dei casi, se la tecnica Prk viene utilizzata fino alle 6-7 diottrie) è l’opacizzazione o l’intorbidimento corneale: il raggio laser può causare la degenerazione di alcune cellule della cornea, causando la comparsa di una cicatrice opaca. In molti casi, però, è possibile ripetere l’intervento a distanza rimediando all’eventuale insoddisfazione visiva. BRUCIA ANCHE le macchie Il laser, infine, può essere utile per curare dei guasti degli occhi che non siano propriamente dei vizi di rifrazione. Per esempio è adoperato in caso di maculopatie, malattie legate all’insorgenza di macchie all’interno dell’occhio, provocate per lo più dal versamento di sangue da alcuni capillari. Il laser permette di bruciare i grumi di sangue che creano problemi alla vista senza dover entrare fisicamente dentro l’occhio con un’operazione chirurgica. Lo stumento ottico viene anche usato in caso di retina debole o lacerata che rischia di staccarsi dal fondo dell’occhio provocando cecità totale o parziale. In questo caso il laser può creare delle cicatrici che facciano da saldatura con gli altri tessuti e impediscano il distacco. Gian Luca Mealli