Maurizio Molinari Macchina del Tempo, ottobre 2002 (n.10), 25 gennaio 2004
«Caesar Barber, 56 anni, alto 1,75 metri e 123 kg di peso, ha varcato la soglia della Corte Suprema del Bronx, a New York, per imputare a quattro grandi catene di fast food la responsabilità della propria obesità
«Caesar Barber, 56 anni, alto 1,75 metri e 123 kg di peso, ha varcato la soglia della Corte Suprema del Bronx, a New York, per imputare a quattro grandi catene di fast food la responsabilità della propria obesità. Dall’alto di un’esperienza maturata in quasi quarant’anni di consumo ininterrotto di quantità industriali di hamburger, patatine e chicken wing Barber ha dichiarato al giudice che McDonald’s, Wendy’s, Burger King e Kentucky Fried Chicken hanno distrutto la sua salute e deformato il suo corpo. Colpito da due attacchi cardiaci negli ultimi cinque anni, afflitto da diabete, alta pressione e colesterolo oltre i livelli di guardia il combattivo obeso chiede un risarcimento danni a nove zeri imputando ai colossi del fast food di aver ingannato milioni di consumatori con etichette che vantavano la genuinità di cibi invece composti in gran parte di grassi nocivi. (...) L’avvocato Samuel Hirsch si dice sicuro di aver iniziato una causa che farà impallidire i risarcimenti pagati ai fumatori malati di tumore dalle case produttrici di sigarette ma sono in pochi a scommettere sulla possibilità che il giudice gli dia ragione. Ma il duello sul diritto di mangiare a volontà senza per questo dover diventare per forza obeso è cominciato e i milioni di americani colpevolizzati dalle statistiche pubbliche per essere soprappeso sperano in un riscatto collettivo». (Maurizio Molinari, La Stampa, 28 luglio 2002)