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 2004  gennaio 25 Domenica calendario

L’evoluzione è un fenomeno inarrestabile. Gli animali e i vegetali che conosciamo tramite i fossili si sono trasformati continuamente in specie differenti e molti di quelli che non sono stati al passo con i cambiamenti ambientali si sono estinti senza lasciare discendenti

L’evoluzione è un fenomeno inarrestabile. Gli animali e i vegetali che conosciamo tramite i fossili si sono trasformati continuamente in specie differenti e molti di quelli che non sono stati al passo con i cambiamenti ambientali si sono estinti senza lasciare discendenti. Ma in situazioni rare e particolari, in habitat rimasti sostanzialmente inalterati per milioni di anni, alcuni organismi si sono adattati così bene che non hanno avuto la necessità di cambiare. Si sono evoluti così lentamente da poter essere considerati quasi identici ai loro antenati preistorici e da meritare quindi l’appellativo di fossili viventi. Per trovare un fossile vivente non occorre andare tanto lontano. Le magnolie, per esempio, eleganti alberi che abbelliscono i nostri giardini, sono tra le più antiche piante con fiore conosciute: hanno più di 100 milioni di anni. Alcuni paleontologi ipotizzano che la loro comparsa abbia favorito la diversificazione di alcuni gruppi di dinosauri tipici del periodo Cretacico, altri invece pensano che ne abbiano causato l’estinzione per via di pollini o fiori velenosi. Fuori dalla porta di casa possiamo trovare altre piante coltivate che sono considerate ”preistoriche”: le araucarie, conifere molto primitive che attualmente sopravvivono allo stato selvatico solo nell’emisfero australe, o la Ginkgo biloba, albero dalle foglie a ventaglio bilobato che da 270 milioni di anni ha mantenuto immutato il suo aspetto. Se poi ci spostiamo in campagna, osservando distese di equiseti, non facciamo fatica ad immaginare com’era la Terra circa 320 milioni di anni fa. Queste piante, dette anche ”code di cavallo”, sono ancora più primitive e conosciute già dal Carbonifero, periodo in cui formavano foreste alte più di dieci metri. Anche nel regno animale esistono fossili viventi. Uno dei più straordinari è il celacanto (Latimeria chalumnae), leggendario pesce dei mari indiani creduto estinto fino al 1940, quando fu pescato per caso al largo delle Isole Comore. I resti fossili di questo pesce dalle pinne carnose sono noti fin dal periodo Triassico (230 milioni di anni fa) e si ritrovano in molti sedimenti di origine marina e anche di ambiente lagunare, ma la specie attuale vive a grandi profondità e ciò spiega perché, nonostante le discrete dimensioni corporee (1,5 metri), non fosse mai stata segnalata prima. Anche i coccodrilli e gli alligatori sono fossili viventi. Questi rettili, appartenenti all’ordine dei Loricati, si possono considerare come dei nobili decaduti. Infatti i loro antenati, soprattutto quelli del Triassico inferiore, erano molto più differenziati, dominavano molte nicchie ecologiche poi occupate dai dinosauri, ed erano animali terrestri: camminavano e correvano ritti sulle zampe, disposte sotto il corpo; alcuni di essi erano addirittura bipedi. Altri animali hanno subìto lo stesso declino. I nautili, per esempio, sono molluschi cefalopodi dalla conchiglia spiralata che vivono nelle acque profonde degli oceani e si possono considerare i ”cugini” delle ammoniti. Insieme a queste, i nautili abbondavano nell’era dei dinosauri, sia come quantità sia come numero di specie. Attualmente, invece, sopravvive un solo genere e pare sia destinato all’estinzione. * Museo di Storia Naturale di Milano. Sezione di Paleontologia dei Vertebrati