Marxiano Melotti Macchina del Tempo, ottobre 2002 (n.10), 24 gennaio 2004
Pollicino è un bimbo sapiente: appena nato è già adulto. un’immagine piuttosto inquietante. Il suo corpo, a differenza degli altri bambini, non è destinato a crescere e quindi, in una prospettiva fabulistica, è già nel suo pieno sviluppo
Pollicino è un bimbo sapiente: appena nato è già adulto. un’immagine piuttosto inquietante. Il suo corpo, a differenza degli altri bambini, non è destinato a crescere e quindi, in una prospettiva fabulistica, è già nel suo pieno sviluppo. Non basta: Pollicino fa cose strane. Nella fiaba appare come un incantatore di animali. Entra nelle loro orecchio o addirittura nel loro corpo. Invisibile ai più, la sua voce è come quella di un demone o di un fantasma. Così piccolino è costretto a usare l’ingegno per sopravvivere in un mondo di giganti: appare quindi come un demonietto capace di trasformare un oggetto qualunque in uno strumento: un guscio di noce diventa una barca e via di seguito. Nel mito antico possiamo rintracciare una serie di figure simili: gli Etruschi veneravano Tages, demone neonato che, come un vecchio saggio, avrebbe inventato e spiegato loro l’arte della divinazione. Tages sarebbe nato da una zolla del terreno sollevata da un aratro: creatura della terra proprio come la Pollicina di Andersen, uscita da una pannocchia di granoturco nata da un seme magico. I Greci, invece, ricordavano l’infanzia del furbissimo dio Hermes che, appena nato, riuscì a fuggire dalla culla, rubare le vacche di Apollo, nasconderle con un complesso stratagemma e inventare una menzogna per coprire il furto. Tages ed Hermes erano demoni che assicuravano il passaggio tra i mondi, l’uno con la divinazione, l’altro come guida dei defunti e araldo degli dei. Anche Pollicino, inghiottito e digerito, si configura come un viaggiatore tra i mondi: entra ed esce da uomini e animali, muore e rinasce di continuo. Sì, proprio inquietante. Forse il papà aveva fatto bene a venderlo...