Cristina Serra Macchina del Tempo, ottobre 2002 (n.10), 24 gennaio 2004
Lo praticano non solo gli animali, ma anche gli uomini: il mobbing, cioè l’aggressione del branco ai danni del singolo, serve a isolare e cacciare un indesiderato dal gruppo
Lo praticano non solo gli animali, ma anche gli uomini: il mobbing, cioè l’aggressione del branco ai danni del singolo, serve a isolare e cacciare un indesiderato dal gruppo. Ma, se fra gli animali è sufficiente che la vittima manifesti la resa per evitare la violenza fisica, agli uomini la sottomissione non basta. «Uno degli aspetti più devastanti di questa aggressione da branco» spiega il dott. Vincenzo Paolillo, psicologo-psicoterapeuta di La Spezia ed esperto di mobbing «è la modalità con cui viene attuata: usando lo psicoterrore, i mobbers annientano la vittima senza lasciare tracce. Proprio come in un delitto perfetto, non ci sono né testimoni né difensori». Il contesto sociale del mobbing è estremamente vario: «Può manifestarsi ovunque si formi un branco: sul lavoro, nello sport, ma anche in famiglia». E i danni che può provocare sono davvero enormi: dal senso di emarginazione, alla diminuzione dell’autostima e dell’immagine sociale. Fino ad arrivare al suicidio della vittima designata. Ma qual è il profilo del mobber? «Solitamente si tratta di un individuo in cui si fondono una bassa ego strenght, cioè una personalità debole, la tendenza a delinquere, e una scarsa attitudine al comando».