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 2004  gennaio 24 Sabato calendario

Il World Monument Fund, ente impegnato nella conservazione del patrimonio culturale mondiale, quest’anno ha inserito al sesto posto tra i 100 siti maggiormente a rischio i resti della nostra Pompei

Il World Monument Fund, ente impegnato nella conservazione del patrimonio culturale mondiale, quest’anno ha inserito al sesto posto tra i 100 siti maggiormente a rischio i resti della nostra Pompei. L’antica città partenopea, distrutta da un terremoto il 5 febbraio del 63 d.C., non era ancora stata completamente ricostruita quando, il 24 agosto del 79, fu seppellita da un’eruzione del Vesuvio. Oggi, secondo gli esperti, è minacciata soprattutto dagli oltre due milioni di turisti che ogni anno si recano a visitarla. Nel mondo starebbero peggio solo altri cinque siti archeologici: 1) L’insediamento neolitico di Catal Hoyuk, in Turchia, dove circa 9.000 anni fa un gruppo di cacciatori cessò il nomadismo per dare vita alla prima città del mondo, i cui abitanti si dedicarono all’agricoltura. Scoperto nel 1961 dal britannico James Mellaart, andò in malora quando questi fu allontanato dal governo turco con l’accusa di aver trafugato alcuni reperti. Da allora l’insediamento fu abbandonato, e quando nel 1993 fu nuovamente autorizzato l’intervento di tecnici stranieri, era sull’orlo della distruzione. 2) La città di Ani, nel nordest della Turchia. Mille anni fa era abitata da una popolazione di circa 100mila abitanti e rivaleggiava in splendore con Costantinopoli. Ricchissima grazie alla posizione strategica nel commercio tra est ed ovest, nel XIII secolo fu occupata dai Mongoli, che l’abbandonarono dopo che nel 1319 fu distrutta da un terremoto. Da allora ha subito un’inesorabile distruzione che è stata contrastata solo negli ultimi decenni. 3) La città di Hierakonpolis, risalente alla fine del quarto millennio avanti Cristo. Si trova in Egitto sulla sponda occidentale del Nilo e deve il nome, che significa «città del falco», al Dio Horus, cui fu dedicata. Appena fuori dalla città si trova una costruzione conosciuta come Il Forte, nel quale fu seppellito Hasekhemwy, l’ultimo re della seconda dinastia (2770-2649 a.C.). Si ritiene che questa struttura servì da modello per le future piramidi. La più seria minaccia alla sua sopravvivenza viene dai cacciatori di tesori che durante i secoli ne hanno depredato tutti i monumenti. 4) Il tempio megalitico di Mnajdra, sull’isola di Malta. Risale alla metà del quarto millennio avanti Cristo ed è considerato il più antico calendario del mondo: l’entrata principale è esposta a est in modo che i raggi del sole segnino l’alternarsi delle stagioni. Durante i millenni è stato profondamente danneggiato da salmastro, vento, pioggia. Anche in questo caso, la minaccia dell’uomo non è inferiore a quella della natura: ancora nell’aprile del 2001 furono rubate dal complesso sessanta pietre. 5) La valle dei Re, in Egitto. Accoglie le tombe di molti sovrani egiziani, ma durante i 3.500 anni della sua storia, predatori provenienti da tutto il mondo l’hanno spogliata. Un altro problema è costituito dalle inondazioni prodotte dalle piogge, infrequenti ma devastanti. In quarant’anni di impegno culturale, fondato nel 1965, il World Monument Fund ancora oggi costituisce l’unica organizzazione privata non profit che ha come compito la conservazione dei monumenti sparsi per l’intero pianeta. Dal 1996 pubblica con cadenza biennale la lista nera dei 100 siti di interesse culturale maggiormente a rischio nel mondo. In quarant’anni ha finanziato gli interventi svolti con successo sulle statue dell’Isola di Pasqua, nel Duomo degli Invalidi di Parigi, sulla sinagoga di Cracovia, nei templi sparsi per la giungla cambogiana, nelle chiese messicane e sugli affreschi di quelle veneziane. Quartier generale a New York, il WMF si avvale di uffici in Francia, Spagna, Italia, Portogallo, Gran Bretagna. Finora solo uno dei monumenti inclusi nella sua lista è andato perduto (a causa di un’inondazione), mentre molti sono usciti dalla lista, primo fra tutti il Taj Mahal, in India. Per riuscire in questa impresa, dal 1965 a oggi sono stati investiti, grazie all’apporto di soci e sponsor, 57 milioni di dollari, con i quali sono stati finanziati gli interventi su 350 siti sparsi in 77 paesi.