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 2004  gennaio 24 Sabato calendario

èl’unico museo dove le sale sono piene di cimici nascoste: meglio non lasciarsi andare ad apprezzamenti sulle hostess, soprattutto se si è in compagnia di mogli o fidanzate

èl’unico museo dove le sale sono piene di cimici nascoste: meglio non lasciarsi andare ad apprezzamenti sulle hostess, soprattutto se si è in compagnia di mogli o fidanzate. Anche perché la direzione mette a disposizione cuffie con cui ascoltare le conversazioni intercettate qua e là. Non poteva che essere così il primo (ed unico al mondo) Museo delle spie. è stato aperto quest’estate a Washington, e non a caso: la capitale degli Usa è, fin dalle origini, anche il centro nevralgico mondiale dello spionaggio. E se qualcuno avesse ancora dei dubbi, basterà fargli notare che il museo è stato aperto all’800 di F Street, accanto al quartier generale dell’FBI (Federal Bureau of Investigation). Dal rossetto-pistola (esiste davvero: si chiama Kiss of Death, Bacio della Morte, ed ha in canna un proiettile da 4,5 millimetri) in dotazione dal 1965 alle spie del Kgb, fino al disagevole ”kit rettale” - un coltellino milleusi da nascondere dove non batte il sole - il Museo è un campionario di oggetti appartenuti agli 007 di Usa, Europa ed ex Urss, dagli anni ’30 ai giorni nostri. Anche se, naturalmente, i congegni più moderni e ancora in uso rimarranno top secret fino a quando non ne saranno creati di migliori. Come le macchine fotografiche miniaturizzate, ormai acquistabili in qualunque negozio di elettronica. «Questa non è Disneyland» avverte Milton Maltz, il 72enne che dopo aver collaborato alla fondazione della ”Rock&Roll Hall of Fame” di Cleveland ha investito 25 milioni di dollari per il Museo internazionale delle spie, inaugurato il 19 luglio: «Lo spionaggio è parte del panorama sociale e politico del pianeta, e il modo in cui viene praticato influenza la vita di tutti noi». A chi gli chiede se i microfoni nascosti nelle sale siano legali, risponde che i visitatori sanno (da appositi cartelli) di essere sotto sorveglianza. Ma aggiunge: «Cosa credete che accada nella vita reale?». Difficile dargli torto. Una volta entrati (l’ingresso costa 11 dollari) ci si sente un po’ come James Edwards, il poliziotto interpretato in Men in Black da Will Smith, quando l’agente K lo porta a visitare il quartier generale mostrandogli gadget provenienti dall’intero universo. I visitatori si accalcano intorno a ”Enigma”, la macchina usata dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale per creare messaggi in codice. Intanto le guide raccontano che Julia Child, la più famosa chef francese degli Usa, in gioventù si era allenata preparando per l’Office of Strategic Services (il predecessore della Cia) una sostanza repellente da spalmare sulle mine sottomarine disseminate lungo le rotte tedesche e giapponesi per evitare che esplodessero perché sollecitate dagli squali. Il Museo è diviso in sezioni: si comincia con la ”Scuola di spionaggio”, in cui vengono spiegate le abilità indispensabili per un agente segreto, ad esempio come procurarsi false generalità. L’ambasciata del Canada ha fornito il materiale riguardante sei agenti che nel 1979 si infiltrarono nell’Iran della rivoluzione khomeinista. Gli oggetti esposti a corredo delle spiegazioni sono circa 200: armi, cimici, videocamere, veicoli truccati, inchiostri invisibili. La seconda sezione svela ”Le spie tra di noi” e narra le gesta di personaggi famosi che erano anche agenti segreti: le cantanti Marlene Dietrich e Josephine Baker, il regista John Ford, solo per citarne alcuni. La terza sezione è intitolata ”La storia segreta della storia” e attraverso vari filmati racconta episodi reali avvenuti durante le due guerre mondiali e durante la Guerra fredda, con un capitolo dedicato al codice Navajo usato dagli alleati durante la guerra nel Pacifico per rendere incomprensibili i messaggi segreti alle spie giapponesi (l’episodio è alla base del nuovo film di John Woo Windtalkers). Quindi si parla della ”Guerra delle spie”, con particolare attenzione a quel che avvenne a Berlino, uno dei principali teatri di scontro durante la Guerra Fredda. Infine si arriva al ”XXI Secolo” dove si spiega come funziona lo spionaggio contemporaneo e come funzionerà quello dei prossimi anni, con filmati che vanno dalle telecamere applicate sui piccioni durante la seconda guerra mondiale al funzionamento degli attuali sistemi satellitari. Maltz è un imprenditore e spera di vendere mezzo milione di biglietti l’anno, ma non si può negare che il suo museo informa la gente su un aspetto nascosto, ma reale, della vita di tutti i giorni. Per realizzare il museo sono serviti sette anni di lavoro e 40 milioni di dollari, 25 investiti dallo stesso Maltz e altri 15 versati dai suoi soci. Il più importante dei quali è Keith Melton, un appassionato che, grazie ai miliardi accumulati aprendo McDonald’s in tutto il Paese, ha radunato una collezione di oltre 7.000 oggetti, la più grande del genere posseduta da un privato. Dove ha trovato tutta quella roba? «Ho avuto molto successo nella vita, e questo mi ha dato il tempo e i soldi necessari. Ma ho dovuto spendere cifre assurde». Parlando di spie e servizi segreti, non gli si può chiedere di essere più precisi. L’organizzazione è affidata a uno staff di esperti di intelligence tra i quali spiccano il giudice William Webster, ex direttore di Cia ed Fbi, e il generale Oleg Kalugin, ex capo del controspionaggio all’estero del Kgb. Alla fine del giro i visitatori raggiungono una sala dove sono attesi da ex spie pronte a soddisfare qualsiasi curiosità. «La domanda più frequente è: ”Lei ha mai ucciso qualcuno?”» racconta il capo ufficio stampa Jennie Saxon, che però precisa: «Subito dopo viene: ”Dov’è il bagno?”». C’è da scommettere che la terza, domanda, confinata nella mente dei visitatori, è: «Avranno piazzato delle cimici anche lì?». Massimo Parrini