Silvana Kühtz, Macchina del Tempo, dicembre 2002 (n.12), 24 gennaio 2004
Come abbassare i costi dell’elettrolisi, che dissocia l’acqua in idrogeno e ossigeno? I ricercatori ci stanno lavorando da 30 anni
Come abbassare i costi dell’elettrolisi, che dissocia l’acqua in idrogeno e ossigeno? I ricercatori ci stanno lavorando da 30 anni. Ora l’Enea ha un progetto rivoluzionario: un impianto relativamente semplice, che richiede temperature di funzionamento attorno agli 850°C, raggiungibile (sorpresa!) usando il sole. Come si fa? Sistemi di captazione, detti concentratori solari, inseguono il moto del sole, catturano la radiazione e la indirizzano poi su un sistema di accumulo del calore. Questo è un recipiente termicamente isolato, riempito di piccole sfere, attraversato da un gas (per esempio vapore d’acqua e bromo) che una volta riscaldatosi passa in camere di reazione (reattori) che contengono opportuni reagenti dove avvengono le reazioni chimiche: il risultato è l’idrogeno. Ci si aspetta efficienze dell’ordine del 50%: ciò significa che circa una metà dell’energia solare è effettivamente trasformata in H2, il resto si disperde in calore che può poi anche essere recuperato. Il sistema presenta un’enorme flessibilità di operazione in fatti può operare anche durante la notte o in periodi di ridotta insolazione, anche se l’efficienza scende. «Ora stiamo mettendo a punto la tecnologia delle reazioni chimiche in laboratorio» sottolinea Raffaele Vellone, responsabile del progetto Idrogeno dell’Enea «ma fra un paio d’anni andremo sul campo per provare gli specchi solari. Abbiamo già il sito, nei pressi di Roma, e l’impianto sarà capace di produrre un migliaio di metri cubi di idrogeno al giorno». S.K.