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 2004  gennaio 24 Sabato calendario

Tra Seicento e Settecento divenne netta la distinzione tra scarpe da uomo e da donna, anche grazie al tacco

Tra Seicento e Settecento divenne netta la distinzione tra scarpe da uomo e da donna, anche grazie al tacco. Già usati dai macellai dell’antico Egitto per non sporcare i piedi con il sangue che colava sul pavimento, nel 1533 i tacchi furono lanciati da Caterina de’ Medici (bassa di statura) per sposare a Parigi il duca d’Orleans. La vera moda, però, prese piede nel ’600, quando le donne europee camminavano su tacchi alti anche fino a 15 cm, aiutandosi con bastoni. La tecnica per il fissaggio del tacco, di legno o di sughero, si sviluppò senza sosta: le chiodature, in legno o in metallo, erano su suole più robuste, che dovevano sopportare il peso del piede inclinato. Il ’600 è anche il secolo delle calzature militari, che si distinsero dalle scarpe civili. E degli stivali lunghi di cuoio, con protezione alle gambe: arrivarono a coprire la coscia, poi solamente metà polpaccio. In Francia i nobili si distinguevano per il talon rouge, il tacco rosso. Il ’700 è il secolo del progresso tecnico. Jérome De La Lande scrisse una vera enciclopedia sulla lavorazione delle pelli: per rianimare le industrie francesi dopo la guerra dei Trent’anni, De La Lande frequentò i laboratori artigiani e raccolse tutto in un volume di 355 articoli, L’Art du Tanneur. Tra le calzature maschili del tempo, le souliers a pont levis, scarpe a ponte levatoio, così larghe da richiedere un’imbottitura di crine per mantenere rigida la parte terminale. Le scarpe femminili, invece, avevano forme non troppo appuntite e tacchi medi, che arrivavano solamente fino alla metà della suola. Facevano eccezione gli stivaletti d’epoca Rococò, con tacco fino a sei centimetri e punta stretta, per far apparire il piede piccolo. Con la Rivoluzione francese, furono proibiti i tacchi rossi della nobiltà e il lusso dell’ancien regime fu soppiantato da uno stile più austero. E gli scavi di Pompei fecero riscoprire i sandali.