Patrizia Longo Macchina del Tempo, ottobre 2002 (n.10), 24 gennaio 2004
Dal mondo bizantino, permeato dalla severità del cristianesimo, arrivò un’onda di austerità nei costumi: la calzatura doveva coprire tutto il piede
Dal mondo bizantino, permeato dalla severità del cristianesimo, arrivò un’onda di austerità nei costumi: la calzatura doveva coprire tutto il piede. Il sandalo divenne chiuso, con lacci di cuoio, protezione sul tallone, ai lati e in punta. Nell’XI secolo apparvero i primi stivaletti di cuoio decorati. Nel XII secolo, invece, scarpe a forma di ferro da stiro. Nella Francia del 1200 si diffusero le poulaines (da polena, il tagliamare delle navi), con punte lunghe oltre 50 cm, sostenute da catenelle allacciate sotto le ginocchia. Nonostante la scomodità, la moda sopravvisse oltre la metà del 1400, persino nelle armature. Le poulaines furono soppiantate dalle scarpe a becco d’anatra, lanciate da Carlo VIII che non poteva usare le poulaines per una deformazione del piede: così la punta diventò larga e piatta. Anche a Venezia, nel 1400, si affermarono scarpe bizzarre: pantofole fissate a uno zoccolo di legno decorato, alto fino a 60 cm. Forse furono ideate per camminare con l’acqua alta. Ai primi del ’400, nel Nord Italia, le donne indossavano scarpe perfettamente aderenti al piede, di cuoio finissimo. Più diffuse, sia tra gli uomini che tra le donne, le pianelle: pantofole dalla punta arrotondata, con suola molto spessa, di cuoio o di sughero. All’inizio del ’500 si diffusero le scarpe a muso di bue, dalla forma larga e tondeggiante. I calzolai usavano due forme per fare le scarpe: una in ferro che seguiva la linea del piede e serviva come incudine per ribattere i chiodi nel cuoio; un’altra in legno, per determinare con precisione il modello della tomaia e per effettuare la cucitura. Il veneziano Giovan Ventura Rosetti nel 1548 pubblica un trattato sulla concia e la tintura delle pelli: il primo, vero best seller del settore.