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 2004  gennaio 24 Sabato calendario

Perché hai un occhio nero? Per colpa di un pesce...  uscito dall’acqua e t’ha dato una codata? Nno

Perché hai un occhio nero? Per colpa di un pesce...  uscito dall’acqua e t’ha dato una codata? Nno...Un mio compagno ha detto che esiste un pesce D’Artagnan, armato di fioretto e spada, come un moschettiere. Gli ho dato del bugiardo ed è finita a botte. Non è così che si discute... Uffa. Per te, per Christina, è diverso. Noi siamo maschi e quando litighiamo ci picchiamo. Picchiarsi è da gentaglia rozza e incivile. O da bestie, che non sanno spiegarsi a parole. E poi, se me lo chiedevi, t’avrei detto che un D’Artagnan di mare esiste davvero. Solo che non è un pesce, ma un mammifero, un delfinattero: il narvalo. E combatte a colpi di lancia, anzi di unicorno. Diglielo al tuo compagno, quando fate pace. E si chiama proprio così? Dove vive? Il nome vero è Monodon monoceros e vive soprattutto nelle acque dell’Artico, tra la Terra di Baffin e le coste della Groenlandia, sopra la baia di Hudson. Un posto gelido. Sai dov’è? Se non lo sai guarda sull’atlante. Lo so. Il corno ce l’ha sulla testa, come i rinoceronti? No, in bocca. un dente, anzi una zanna. Solo i maschi ce l’hanno. Lo vedi? per combattere, ci scommetto. Quant’è lungo? A volte perfino tre metri: fatto a spirale e ritorto in senso antiorario. Denti così straordinari non li hanno nemmeno gli elefanti. Quelli del narvalo sembrano addirittura lavorati, sono capolavori della natura, pezzi d’arte. Infatti venivano esposti nei musei delle case reali, e i nobili del passato se li scambiavano come doni. Si raccontavano storie sulle loro virtù magiche e curative, così quei poveri animali venivano catturati e uccisi a centinaia. Quali storie? Oh, si diceva che servissero da antidoto contro i veleni, e siccome i potenti hanno sempre paura d’essere uccisi, li usavano come tazze e posate, sperando che neutralizzassero le sostanze tossiche. Naturalmente era una balla. Ma ancora oggi c’è chi cattura i narvali per levargli i denti. Non crederanno a quelle stupidaggini... Gli idioti non si sono mai estinti. Che se ne fanno i narvali di un dente così stravagante? La scienza non lo sa di preciso, ha fatto solo qualche ipotesi. Forse scavano buchi nella banchisa polare per respirare. O infilzano prede che sono troppo grosse per essere uccise a morsi. Oppure lo usano come bastone quando sono stanchi, o come antenna per captare i suoni... Certo serve anche per combattere, per disputarsi le femmine, e magari per farsi bello con loro. A proposito di ragazze, anzi di ragazzine: dov’è Christina? Dietro di te, col quaderno in mano e pronta prendere appunti. Mi sa che oggi parliamo di mammiferi marini, vero? Lei va matta per i delfini... Chiamiamoli mammiferi acquatici, perché alcuni vivono nell’acqua dolce. Hanno i polmoni e non le branchie, allattano i piccoli come noi... Ma se hanno i polmoni, come fanno a resistere per tanto tempo sott’acqua? Rispetto ai mammiferi di terra, i cetacei e le foche hanno più sangue e riescono a ossigenarlo meglio perché i polmoni sono più grandi e incamerano più aria. Quando si immergono la circolazione va al minimo in tutti gli organi, esclusi cervello e cuore, ma il battito del cuore scende da 100 a 10 pulsazioni al minuto. Così risparmiano ossigeno. Cetacei, foche. Ma quanti sono questi mammiferi acquatici? Parecchi, per esempio i castori, le lontre, i trichechi, i sirenidi. E si tratta di specie molto diverse l’una dall’altra. Le foche, le otarie e i leoni marini sono pinnipedi. Tra i cetacei mettici le balene con tante sottospecie che se leggi il romanzo di Melville, Moby Dick, ti gira la testa. Poi ci sono i delfini di fiume e di mare, i beluga, i narvali, i capodogli, i marsuini... Hai detto sirenidi: le sirene esistono davvero? Be’, no. Quelle che tutti abbiamo in mente, a metà donne e a metà pesci, esistono solo nella fantasia dei poeti e dei pittori. I sirenidi invece esistono davvero: mai sentito parlare dei dugonghi? Dugonghi? Sì, Christina, un nome buffo, vero? Si tratta di enormi mammiferi che vivono nell’Oceano Indiano e sulle coste orientali dell’Africa. Il dugongo pesa quasi una tonnellata, ma ha un corpo affusolato come quello di una foca, e pinne pettorali che possono sembrare due braccia. Da dove sia venuta la storia che cantassero è proprio un mistero. Le balene sì che cantano, ma i dugonghi per quanto ne sappiamo sono quasi muti. I lamantini, loro parenti stretti, invece lanciano una specie di lamento. Per questo si chiamano lamantini: dal francese lament, che si pronuncia «lamant». Solo favole, allora, che peccato. Però la gente una volta ci credeva. Già. C’è cascato perfino Cristoforo Colombo: ha visto un lamantino a Santo Domingo e ha creduto che fosse una sirena. Poi scrisse nel diario che s’era sbagliato di grosso, tanto più che il lamantino, come il dugongo, è brutto come la fame, con una testa che pare un pallone mezzo sgonfio. anche pigro e torpido e passa la maggior parte del giorno sdraiato di schiena sui fondali bassi, tirando fuori ogni tanto la punta del naso per respirare. Di notte invece si dà una mossa, e ingoia erbe. Pare che mastichi facendo lo stesso rumore delle mucche al pascolo, un suono che non ha mai ammaliato nessuno. Gli uomini li pescavano? In passato li hanno quasi sterminati. Oggi la strage sembra finita, e in America provano ad ambientarli sulle coste della Florida per combattere l’invasione dei giacinti che bloccano le acque correnti. una specie di contratto: io ti proteggo, tu mi tieni pulito il fiume. Le balene, invece, ancora oggi vengono uccise dai giapponesi, che estraggono dai loro corpi olio e altri prodotti e alla fine ci fanno cibi in scatola per animali domestici. Pensate che solo quest’anno ne sono state ammazzate 1268. La denuncia l’ha fatta Greenpeace, l’organizzazione ambientalista internazionale. Ma perché questi mammiferi vivono nell’acqua, invece che sulla terra? La scienza non lo sa bene. Io mi sono fatta un’idea: all’origine erano terrestri, e forse sono fuggiti nell’acqua 65 milioni di anni fa, quando dal cielo non facevano che piombare giù detriti infuocati. successo dopo la caduta nello Yucatán di quell’asteroide che forse ha fatto scomparire i dinosauri. Poi i mammiferi che s’erano rifugiati in mare o nei laghi si sono abituati a viverci. I reperti fossili degli Archeoceti, oramai estinti, sono di 50 milioni d’anni fa, ma si tratta di mammiferi già modificati, che hanno mutato le zampe con le pinne e hanno preso la forma dei pesci. Ora stanno nell’acqua senza allontanarsene più. Sono i cetacei: orche, capodogli, balene, delfini. Invece i pinnipedi – foche e trichechi – abbandonano spesso l’acqua, e passano buona parte del tempo sulle sponde a non far niente, o a riprodursi, che di sicuro è più divertente. Le foche sono quelle che si vedono nei circhi con una palla in equilibrio sul naso? Quelle di solito non sono proprio foche, ma otarie. E sembra che il gioco non l’abbiano imparato da noi: lo fanno perché gli piace. Come i gatti che giocano con le loro prede, anche le foche si divertono a lanciare in aria lo sfortunato pesce che hanno catturato, a riprenderlo col muso, e via così per un bel po’. Una volta prigioniere dell’uomo ripetono il gioco a comando. Sulla terraferma sono piuttosto goffe, camminano trascinandosi. Non hanno più gambe, poverette... No, e gli arti anteriori sono corti, palmati, ruotati in fuori: in pratica sono rimaste soltanto le mani, mentre il braccio e l’avambraccio sono ridotti al minimo. Sono le foche quelle che vanno più a fondo,vero? La foca di Weddell, che vive nell’Antartide, è una delle più brave: nuota alla velocità di quasi 30 km l’ora. In acqua è molto. Si immerge fino a 500 metri e trattiene il respiro per tre quarti d’ora. Pensate che i valori massimi per un superatleta umano toccano i 6 minuti di apnea e i 130 metri di profondità. Quelli con le zanne spropositate sono foche? No, sono trichechi. E gli hanno dato un nome, in greco come al solito, che significa «uno che cammina coi denti». I trichechi, difatti, adoperano quelle loro lunghe zanne come piccozze, per tirarsi in avanti sui lastroni di ghiaccio. Sono bestioni massicci lunghi fino a quattro metri, e pesano più di una tonnellata. Grandi come balene? Macché, molto più piccoli. Una balena potrebbe portare sul dorso 30 elefanti. Lei magari preferirebbe 30 ippopotami, che sono suoi parenti più prossimi. Trenta ippopotami! Sono montagne di carne: una manciata di uomini gli andrà giù come noccioline. Le balene non mangiano nessuno, non hanno nemmeno i denti (si chiamano «misticeti») e ingollano solo plancton. Vi sembrerà strano, ma queste creature, le più grandi del mondo, si nutrono delle più piccole: il plancton, che è il primo anello della catena alimentare. I delfini invece hanno i denti, ma non ci mordono, vero? Sono fantastici... Sì Christina, sono proprio fantastici. Non solo non ci mordono, ma ci salvano quando siamo in pericolo. L’hanno fatto sempre. Lo sa Dio perché: non ce lo meritiamo e spesso li uccidiamo. Al mercato di Porto Santo Stefano, in Toscana, ho visto fette di delfino sui banchi dei pescivendoli: le chiamano «musciame» e le vendono a cifre folli. illegale, ma lo fanno. Che orrore! come mangiare carne umana! Proprio lo stesso. Eppure loro continuano a essere affettuosi, a cercare di comunicare con noi, di fare amicizia. Vi ho mai raccontato di quel turista che fumava un sigaretta fermo davanti al vetro di una vasca e seguiva affascinato le loro evoluzioni? A un bel momento un cucciolo si è staccato dalla madre ed è andato a premere il naso sul vetro per guardare il visitatore da vicino, forse incuriosito dal fatto che lo vedeva fumare. Allora il turista ha lanciato verso di lui una boccata di fumo a forma di anello. Il piccolo è rimasto per un attimo interdetto, poi si è fiondato dalla madre, ha preso una boccata di latte, è tornato davanti al vetro e ha lanciato la sua nuvola verso l’uomo facendo guizzare allegramente le pinne, come se dicesse: «Visto? Lo so fare anch’io». successo nell’oceanario di Port Elizabeth, in Australia. Lo dico sempre io che i delfini sono mitici! Posso dirvi una cosa che pochi sanno: se mettessimo in scala gli esseri più intelligenti del pianeta, i primi sarebbero loro. Ma credete che gli uomini abbiano voglia di farlo sapere, o di stamparlo sui libri di scuola? Solo chi ha studiato a fondo il cervello dei delfini lo sa. Credetemi: è molto più complesso del nostro. Ma non hanno inventato niente, nemmeno le automobili, o la televisione... E non vi sembra la più grande dimostrazione di intelligenza che un essere vivente possa dare? Mirella Delfini