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 2004  gennaio 24 Sabato calendario

Ma perché si parla solo di madri e non di padri adottivi? Non è detto che ”il senso materno” sia iscritto soltanto nei geni femminili

Ma perché si parla solo di madri e non di padri adottivi? Non è detto che ”il senso materno” sia iscritto soltanto nei geni femminili. Estes e Goddard durante il loro studio su alcuni canidi, i licaoni (Lycaon pictus) del cratere Ngorongoro, in Africa, sono stati testimoni di un esempio toccante. Una femmina madre di nove cuccioli fu uccisa dai predatori. I piccoli, che avevano soltanto cinque settimane, sarebbero morti se non avessero trovato l’assistenza premurosa dei maschi adulti del branco che ogni giorno, al ritorno dalla caccia, portavano alla tana una buona razione di cibo per i cuccioli. In questo modo riuscirono a farli crescere felicemente sino a quando i giovani non furono in grado di procacciarsi il cibo da soli. Anche tra i babbuini non è raro che siano i maschi ad adottare gli orfanelli. Barbara Smuts, una psicologa americana che ha studiato per vari anni nel Kenia una popolazione di Papio cynocephalus, notò che quando due piccoli rimasero orfani, fu un maschio a occuparsi attivamente di loro. Una protezione preziosa per i piccoli, perché i babbuini adulti monopolizzano i pascoli più ricchi, ne sono gelosi custodi e non consentono ad alcuno di avvicinarsi. Fanno eccezione soltanto i cuccioli che sono stati adottati. Loro soltanto hanno libero accesso a quei paradisi alimentari. Jane Goodall, l’etologa britannica che ha trascorso gran parte della sua vita nel Gombe Stream National Park, in Tanzania, per studiare il comportamento degli scimpanzé allo stato libero, ha avuto occasione di osservare in tre casi diversi l’adozione di giovani scimpanzé rimasti orfani da parte dei fratelli maggiori. Da questi esempi, scelti fra tanti, appare evidente che anche tra i mammiferi maschi il fenomeno dell’adozione trova molti proseliti.