Claudia Grisanti Macchina del Tempo, ottobre 2002 (n.10), 24 gennaio 2004
Gli agrumi sono diventati una grande risorsa per il Brasile, non solo in campo agricolo ed economico, ma anche scientifico
Gli agrumi sono diventati una grande risorsa per il Brasile, non solo in campo agricolo ed economico, ma anche scientifico. In maggio un consorzio di laboratori di ricerca dello Stato di San Paolo ha pubblicato su ”Nature” la sequenza del Dna di due batteri dannosi per gli agrumeti, lo Xanthomonas axonopodis pv. citri, che provoca un cancro degli alberi a cui poche varietà resistono, e lo Xanthomonas campestris pv. campestris, responsabile del marciume nero, che danneggia anche altre coltivazioni, per esempio quelle di cavolfiori. Due anni fa lo stesso gruppo di ricerca, guidato da Ana Claudia Rasera da Silva, aveva sequenziato il genoma di un altro parassita delle arance, la Xylella fastidiosa. Sono risultati di grande prestigio scientifico per il Brasile, con un’immediata utilità pratica: diventa infatti possibile studiare i meccanismi molecolari delle infezioni vegetali, nella speranza di creare delle varietà resistenti ai patogeni. L’interesse brasiliano per questi batteri è presto spiegato: il paese è uno dei più grandi produttori mondiali di arance e di succo di arancia, e lo Stato di San Paolo è il maggior coltivatore nel paese. Niente male per un paese dell’America Latina, che ha conosciuto gli agrumi solo in epoca moderna, introdotti dagli europei dopo la scoperta di Cristoforo Colombo.