Marco Marinoni, Macchina del Tempo, dicembre 2002 (n.12), 24 gennaio 2004
Il loro uso non bellico forse è meno noto, ma altrettanto intenso: attualmente un B-52 risulta ancora assegnato al 419° Test Wing alla Base aerea militare Edwards nel deserto Mojave della California, unità sperimentale dell’aviazione spaziale americana
Il loro uso non bellico forse è meno noto, ma altrettanto intenso: attualmente un B-52 risulta ancora assegnato al 419° Test Wing alla Base aerea militare Edwards nel deserto Mojave della California, unità sperimentale dell’aviazione spaziale americana. è il Centro di ricerca di volo Dryden della Nasa, che da 50 anni sperimenta razzi e navicelle spaziali sfruttando le larghe ali del B-52. Il velivolo è un vecchio B-52 (versione B), che compì il suo primo volo nel lontano 11 giugno 1955; questo Stratofortress fu il decimo esemplare ad uscire dalle fabbriche della Boeing e per 4 anni fu un aereo sperimentale per conto dell’aviazione. Poi, alla fine degli anni ’50, la Nasa iniziò a cercare un aereo che potesse svolgere la funzione di aereo-madre per il suo razzo sperimentale X-15. Ovviamente la scelta ricadde sul Buff, che con le sue dimensioni imponenti, il carico trasportabile e la sua capacità di volare ad alte quote si prestava perfettamente anche a questo insolito incarico. L’aviazione concesse due dei suoi B-52B alla Nasa che, dopo averli sottoposti a radicali modifiche, li trasformò in due velivoli per i suoi esperimenti aerei. Uno dei due fu ritirato dal servizio nel 1969, mentre l’altro rimane operativo ancora oggi. Il B52 della Nasa porta in quota la navicella o il razzo agganciato ad una delle due ex stive bombe, o più spesso, ad uno dei piloni subalari posti tra la fusoliera e la prima coppia di reattori; così si risparmia tutta l’attrezzatura per il decollo, motore convenzionale e, talvolta, anche i carrelli. Raggiunta la quota e la velocità operativa (con la sua capacità di volare fino a 16.000 metri a circa 900 Km/h risulta l’aereo più adatto al compito), effettuati i controlli preflight, sgancia l’ospite e spesso segue a distanza l’andamento della missione con una serie di strumenti ottici ed elettronici. Come ricordato sopra, il primo compito del B-52 per la Nasa consistette nel portare in volo e lanciare l’X-15, un velivolo sperimentale propulso da un potente razzo. Il programma, durato dal 1959 al 1968, fu un successo: tre esemplari di X-15 svolsero 106 voli grazie al B-52, durante i quali segnarono i record di quota e velocità; inoltre i risultati ottenuti furono importantissimi per il successivo sviluppo dei velivoli spaziali Gemini, Apollo e Mercury. Dal 1966 al 1975 il B-52 fu ancora protagonista, svolgendo la funzione di aereo madre per una serie di prototipi denominati ”lifting bodies” (cioè aerei senza ali a fusoliera portante): dopo 127 voli di prova, da questo tipo di velivoli nascerà lo Space Shuttle. Dagli anni ’70 agli anni ’90 furono condotti test di secondaria importanza, ma in seguito le sperimentazioni richiesero l’impiego del B-52 per lo studio del razzo a tre stadi Pegasus (1990), della capsula per il ritorno in orbita X-38 (dal 1998 al 2001) e dell’avanzatissimo X-43, prototipo di una nuova famiglia di velivoli con prestazioni eccezionali denominati scramjet, aerei ipersonici alimentati a idrogeno. L’ultimo test, svolto nel 2001, é stato un fallimento: una volta sganciato dal B-52 l’X-43 é precipitato senza essere riuscito a volare. Marco Marinoni