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 2004  gennaio 24 Sabato calendario

Il suo motto: «Siamo già in guerra». Oppure: «Non esistono civili innocenti». Era un sanguinario, ma a suo modo anche un genio della strategia militare il generale Curtis Emerson LeMay (1906-1990): il prototipo del militare interventista e tutto d’un pezzo, una figura leggendaria della Guerra fredda

Il suo motto: «Siamo già in guerra». Oppure: «Non esistono civili innocenti». Era un sanguinario, ma a suo modo anche un genio della strategia militare il generale Curtis Emerson LeMay (1906-1990): il prototipo del militare interventista e tutto d’un pezzo, una figura leggendaria della Guerra fredda. LeMay è il padre del B-52: più di ogni altro ne sostenne la necessità, delineando le caratteristiche progettuali che ne hanno fatto un unicum nella storia dell’aviazione. Nato nell’Ohio, laureato in ingegneria civile, intraprese subito la carriera militare come pilota. Durante la seconda Guerra Mondiale, come capo delle operazioni aeree contro il Giappone, rivoluzionò la strategia dei bombardamenti: non più bombe di precisione da grandi altezze durante il giorno, bensì un’ininterrotta pioggia di bombe di notte e da bassa altitudine. In pochi mesi, la sua campagna uccise mezzo milione di persone e lasciò 8 milioni senza casa. Finita la Guerra, LeMay fu nominato capo del Strategic Air Command (ora Air combact command), un ente che sotto le sue mani, da disorganizzato che era, si trasformò nell’efficiente laboratorio dell’ipotetico attacco nucleare all’Urss, sia con missili che con bombardieri intercontinentali. Per questo motivo il generale LeMay concentrò i suoi sforzi per far costruire un bombardiere a lunga autonomia, capace cioè di completare la propria missione senza bisogno di basi intermedie gestite da altri Paesi. Per questo doveva avere un raggio d’azione di almeno 12.000 km e una velocità di 880 km all’ora. Con ostinazione, il generale Le May per 6 anni (dal 1946 al 1952) stimolò gli ingegneri della Boeing a costruire un bombardiere di questo genere, puntando soprattutto sulla potenza dei motori. E sulla versatilità: in vista dei futuri sviluppi della tecnologia, il generale volle che il B-52 fosse costruito come una piattaforma modulare da aggiornare in caso di progressi negli armamenti o nell’avionica di bordo. E volle anche che pilota e navigatore, invece di stare seduti l’uno davanti all’altro, fossero a fianco, per condividere i compiti di bordo ed essere più autonomi. Nel 1957, LeMay introdusse il concetto di allerta: i B-52 dovevano essere in grado di decollare entro 15 minuti dall’allarme. All’epoca si riteneva infatti che i missili russi potessero raggiungere il suolo americano in 30 minuti: decollare entro 15 minuti significava poter reagire efficacemente all’attacco. Oggi l’allerta è tuttora utilizzata anche dai civili: gli equipaggi dei Canadair, gli aerei spegnifuoco, sono in grado di decollare in un quarto d’ora dall’allarme incendio. Nei momenti più drammatici della Guerra fredda, ai B-52 sempre pronti al decollo era affiancata una squadra in volo 24 ore su 24, rifornita in quota, in grado di puntare immediatamente sugli obiettivi assegnati. LeMay, però, si spinse ben oltre la strategia astratta: definì un piano di attacco preventivo all’Urss, con il lancio di 133 bombe atomiche (l’intero arsenale americano dell’epoca) su 70 città sovietiche in 30 giorni. Era il solo ad avere un quadro preciso dei bersagli strategici in Urss in caso di conflitto atomico; non essendoci all’epoca protocolli speciali o codici di lancio presidenziali, ad un suo ordine i bombardieri del SAC potevano causare un conflitto nucleare in qualsiasi momento. Un potere enorme (oggi impensabile) nelle mani di una sola persona, tutt’altro che attendista: nel 1947 aveva inviato alcuni ricognitori a scattare foto sopra Vladivostok ignorando ordini superiori, cosa molto vicina ad un atto di guerra, e pare si fosse rammaricato della mancata reazione dei russi. LeMay si scontrò con il presidente John Kennedy durante la crisi con Cuba degli anni ’60: inutile dire che il generale era uno dei più accesi fautori dell’intervento militare contro l’isola di Fidel Castro e dei sovietici. Ma andò in minoranza. Tanto che nel 1965, agli albori della guerra in Vietnam, si dimise, contestando l’interventismo graduale deciso dai governanti dell’epoca. Da borghese tentò, senza successo, la carriera politica. Morì nel 1990. Ma nel frattempo il regista Stanley Kubrick ne aveva disegnato causticamente la figura nel film ”Dr. Stranamore” (vedi box a pag. 80): dietro il personaggio del generale Buck Turgidson, che incita all’interventismo ad oltranza («Colpiscili quando hanno le braghe calate! Perderemo al massimo 10-20 milioni di persone») c’è proprio LeMay. L’interessato non si offese: anzi, volle conoscere Kubrick, che però si rifiutò, temendo che fosse arrabbiato con lui. E così l’incontro fra due geni (della guerra e del cinema) non avvenne mai. Vito Tartamella