Simone De Clementi, Macchina del Tempo, dicembre 2002 (n.12), 24 gennaio 2004
Un buon espresso? Be’, per ottenere una miscela di qualità bisogna usare caffè provenienti da paesi vicini o, meglio, compresi tra gli stessi paralleli
Un buon espresso? Be’, per ottenere una miscela di qualità bisogna usare caffè provenienti da paesi vicini o, meglio, compresi tra gli stessi paralleli. E poi bisogna far attenzione alla miscela. «Arabica o robusta, non è la stessa cosa. La prima è più amarognola e acida, la seconda è più dolce ma meno digeribile» dice Antonella Zambelli, titolare della torrefazione ”La Brasiliana” a Varese. Le qualità più pregiate arrivano oggi dal Centro America (Colombia, Messico e Haiti, che ha una produzione per gourmet) ma esistono caffè per veri intenditori, come il Giamaica Blue Mountain, che non è una miscela ma un solo caffè e ha un gusto molto particolare. Ecco alcune semplici regole per avere una tazzina gustosa e di qualità. «Sono quattro gli elementi importanti» continua Antonella Zambelli «Nell’ordine: la miscela, il macinadosatore, la macchina del caffè e, naturalmente, l’esperienza dell’uomo. La miscela deve essere buona e deve essere stata tostata correttamente, una macchina per ogni qualità, per non provocare un’alterazione del gusto. Il macinadosatore e la caffettiera sono importanti perché danno il controllo su elementi tecnici e igienici. L’abilità dell’uomo, infine, è fondamentale, perché è lui che decide di cambiare la macinatura se il tempo è più umido, a scegliere la giusta quantità di caffè e a servirlo. A seconda dell’umore, possiamo aver voglia di forza o di dolcezza, di ricchezza o di equilibrio. Ogni miscela ha caratteristiche esclusive, che vanno esaltate. In fondo è una questione di cultura».