Claudia Grisanti, Macchina del Tempo, dicembre 2002 (n.12), 24 gennaio 2004
Imparare a cantare e sviluppare un orecchio musicale migliora le capacità intellettive? Nel 1993 la psicologa Frances H
Imparare a cantare e sviluppare un orecchio musicale migliora le capacità intellettive? Nel 1993 la psicologa Frances H. Rauscher e il fisico Gordon L. Shaw hanno suggerito che l’ascolto di Mozart può aumentare alcune capacità. Secondo il loro test, ascoltare per dieci minuti la sonata di Wolfang Amadeus Mozart per due pianoforti in re maggiore opera K 448 aumentava le abilità di orientamento spaziotemporale. E questo malgrado gli studenti trovassero magari più interessante Mendelssohn. In seguito l’effetto Mozart non è stato più confermato da altre ricerche. In particolare è stata smentita l’ipotesi che aumenti il quoziente di intelligenza e non c’è nessuno studio definitivo sul suo effetto a lungo termine. Esistono però altri campi in cui gli strumenti musicali e in particolare il canto hanno dimostrato un valore positivo. «La musica, insegnata secondo alcuni metodi, per esempio quelli di Orff e Kodály, può migliorare le capacità linguistiche» spiega la neurofisiologa Luisa Lopez, che da anni si occupa dei bambini con disturbi dell’apprendimento e dislessici (cioè che non riescono a leggere e scrivere pur non avendo alcun ritardo mentale), dell’Associazione Italiana Dislessia. Secondo Zoltán Kodály, il compositore ungherese del Novecento, l’essenza dell’educazione musicale consiste nel cantare: «Solo l’azione può portare una persona a una vera comprensione e apprezzamento della musica. Ascoltare e basta non è sufficiente». Il metodo di Kodály si basa sull’insegnamento vocale, e poi l’insegnamento strumentale, sempre in età molto precoce: almeno due lezioni di canto la settimana per tutti i bambini delle elementari anche se, secondo il maestro ungherese, l’educazione potrebbe cominciare già all’asilo. Anche un altro musicista contemporaneo di Kodály, il tedesco Carl Orff, l’autore dei Carmina Burana, si è interessato all’educazione musicale precoce dei bambini, sviluppando un metodo basato sul ritmo, la partecipazione attiva e la creatività. invece controversa l’influenza del canto sulla memoria: una poesia cantata è più facile da ricordare di una recitata, ma sembra che l’effetto sia dovuto alla velocità di esecuzione. Un settore di grande interesse medico è la musicoterapia, sia come ascolto che come esecuzione, usata oltre che per educare l’udito, anche per sviluppare la motricità, aumentare le capacità comunicative e insegnare a condividere le emozioni. Tuttavia, valutare l’efficacia di questi trattamenti è tutt’altro che semplice.