Massimo Piattelli Palmarini,ཿCorriere della Sera, 5 ottobre 2002, 5 ottobre 2002
«Ci si poteva scommettere: un libro che rivendica robusti ancoraggi genetici per l’instabile navicella chiamata natura umana avrebbe agitato un vespaio ancor prima di veder seccato l’inchiostro di stampa
«Ci si poteva scommettere: un libro che rivendica robusti ancoraggi genetici per l’instabile navicella chiamata natura umana avrebbe agitato un vespaio ancor prima di veder seccato l’inchiostro di stampa. E, infatti, proprio questo sta avvenendo. Steven Pinker (...) sta percorrendo la Gran Bretagna per lanciare, appunto, il suo libro La tabula rasa: ovvero come oggi si nega l’esistenza di una natura umana. Ci si chiede, solo a leggere il titolo, chi sia che la nega, come e perché? Pinker non è certo avaro di risposte nelle sue cinquecento scorrevoli pagine, ricche di azzeccate citazioni che spaziano da Locke e Rousseau alle canzoni popolari e a uno scambio tra Humphrey Bogart e Katharine Hepburn nel film La regina d’ Africa. Lei dice: ”La nostra natura, caro Signore, è ciò che ci tocca in questo mondo perché la si possa superare”. E lì sta il nocciolo, perché Pinker sostiene che non si può superare la natura umana, né si deve cercare di farlo. Il prezzo del tentativo è astronomico, e il risultato l’infelicità. Lo mostrano i fallimenti dell’urbanistica moderna, il calo nella pubblica istruzione dovuto all’ossessiva pianificazione scolastica, l’appiattimento nei rapporti tra i sessi voluto dal femminismo più radicale, il dilagare della criminalità, sempre scusata come colpa della società». (Massimo Piattelli Palmarini, ’Corriere della Sera”, 5 ottobre 2002)