Cristiano Dal Sasso, Macchina del Tempo, dicembre 2002 (n.12), 24 gennaio 2004
Una scoperta destinata a cambiare l’idea che i dinosauri noti come teropodi fossero tutti carnivori è stata annunciata da un’équipe di paleontologi cinesi tramite la rivista ”Nature”
Una scoperta destinata a cambiare l’idea che i dinosauri noti come teropodi fossero tutti carnivori è stata annunciata da un’équipe di paleontologi cinesi tramite la rivista ”Nature”. Nel giacimento cretacico di Liaoning (risalente a 128 milioni di anni fa), Xing Xu e colleghi hanno infatti trovato un parente stretto degli Oviraptor che, a differenza delle specie note, non aveva un becco da rapace, bensì una dentatura simile a quella dei mammiferi roditori. Il nuovo dinosauro ha dunque meritato il nome di Incisivosaurus e pare che fosse un rettile vegetariano. Per la verità, gli strani becchi degli Oviraptor facevano già immaginare una dieta particolare, e alcuni paleontologi ritengono che servissero per mangiare uova e frutti. Fino ad ora, però, si pensava che i teropodi (tirannosauri, allosauri, Velociraptor) fossero rettili fondamentalmente carnivori e che la dieta erbivora fosse una prerogativa dei dinosauri sauropodomorfi (quelli col collo lungo) e degli ornitischi (i dinosauri con corna, corazze o becchi d’anatra). Oviraptor esclusi, i teropodi sono infatti accomunati da una dentatura molto simile, che rimase inalterata per decine di milioni di anni: quale che sia la loro posizione all’interno della bocca, i denti dei dinosauri carnivori hanno la forma di pugnali ricurvi. Prove condotte sulla carne fresca con denti fossili di Tyrannosaurus rex hanno rivelato il segreto della loro perfetta capacità di taglio: una seghettatura che sortiva lo stesso effetto di una batteria di coltelli da cucina. Sempre grazie agli esperimenti sulla carne fresca, è stata formulata l’ipotesi che i grandi dinosauri carnivori uccidessero le loro prede con morsi ”avvelenati”: si è visto infatti che le fessure tra i piccoli dentelli che formano i margini seghettati trattengono brandelli di carne. Questi residui, permanendo nella bocca del predatore, dopo qualche giorno imputridivano e potevano infettare le ferite delle vittime che venivano morse. Denti aguzzi e appiattiti lateralmente, con margini seghettati, sono presenti in quasi tutti i teropodi, dai più antichi Eoraptor e Herrerasaurus ai ceratosauri, dai carnosauri ai celurosauri. Seghettature simili sono tipiche anche dei denti di altri rettili (dimetrodonti, tecodonti, fitosauri, mosasauri, varani) e di altri vertebrati predatori, come gli squali carcarodonti, i cetacei zifiodonti e alcune tigri dai denti a sciabola. Si tratta quindi di una struttura anatomica particolarmente funzionale, che è stata sviluppata indipendentemente da diversi gruppi animali. Il vantaggio offerto dai denti seghettati è duplice: essi permettono non solo di afferrare le prede ma anche di tagliare la loro carne; pare anche che un margine di taglio seghettato sia più resistente ai traumi rispetto a un margine liscio, che invece perde rapidamente il ”filo”. I canini dei mammiferi carnivori attuali non hanno seghettature, e infatti svolgono una funzione diversa: servono principalmente per trattenere e abbattere le prede, mentre l’azione di taglio è affidata ai molari, che sono formati da più cuspidi appuntite.